Edilizia e urbanistica, Paesaggio

Hanno rilevanza paesaggistica tutte le opere realizzate sull’area sottoposta a vincolo, anche se non vi è un volume da computare sotto il profilo edilizio ed anche se, come nella fattispecie, si tratta di una piscina (interrata), poiché le esigenze di tutela dell’area sottoposta a vincolo paesaggistico possono anche esigere l’immodificabilità dello stato dei luoghi, ovvero precludere una ulteriore modifica.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 7 gennaio 2014, n. 18)

«[I]l T.a.r. per la Campania accoglieva il ricorso n. 4721 del 2012, integrato da motivi aggiunti, proposto [dall’appellata] avverso i seguenti atti:
(i) il provvedimento del Comune
[…] n. 9771 del 10 settembre 2012, con il quale, con richiamo all’esito della conferenza di servizi tenutasi il 5 giugno 2012, era stata respinta l’istanza volta al rilascio del permesso di costruire presentata dalla ricorrente (pratica edilizia n. 18/2012), nella parte relativa alla progettata realizzazione di una piscina sull’area demaniale marittima;
(ii) il presupposto verbale della conferenza di servizi, nel cui ambito la Soprintendenza preposto alla tutela paesaggistica aveva espresso parere negativo fondato sul testuale rilievo che «l’intervento proposto è ubicato in zona di rilevante interesse paesaggistico per l’assenza di modifiche antropiche sostanziali dei caratteri naturali caratterizzati dall’ecosistema, composta da macchia mediterranea che preserva l’equilibrio vegetazionale tra le varie essenze (…) e che, pertanto, l’attuazione della trasformazione proposta comporterebbe la cancellazione dei tratti distintivi del passaggio protetto, in contrasto con il regime di tutela istituito dalla disposizione legislativa in vigore»
1.1. In particolare, il T.a.r. accoglieva sia il quarto motivo di ricorso – con il quale era stata dedotta la violazione dell’art. 146 d.lgs. n. 42 del 2004 sull’assunto che la struttura in oggetto (piscina) non comporterebbe alterazione alcuna dei valori paesaggistici –, rilevando testualmente che «per giurisprudenza pressoché costante anche di questa sezione, le piscine interrate non possono alterare i valori paesaggistici, perché non suscettibili di verticalizzazione con pregiudizio di visuali e visioni prospettiche», sia il terzo motivo di ricorso – con il quale era stato dedotto il vizio di eccesso di potere per erroneità dei presupposti per l’assenza di qualsiasi alterazione della macchia mediterranea –, sulla base del testuale rilievo che «secondo quanto sufficientemente dimostrato in giudizio dalla parte ricorrente (anche mediante produzione di materiale fotografico nonché di apposita relazione tecnica) l’eventuale realizzazione della struttura in questione non comporterebbe la compromissione dei suddetti valori ambientali, senza che sul punto la difesa dell’amministrazione statale abbia opposto specifiche contestazioni, con ogni conseguenza in merito all’applicazione dell’art. 64, comma 2, c.p.a. ».

[…]

5.1. Dai sopra (sub 1.1.) riportati passaggi motivazionali centrali dell’appellata sentenza emerge in modo palese che il T.a.r. ha travalicato i limiti del sindacato proprio della giurisdizione di legittimità ed è entrato nel merito dell’atto amministrativo, sostituendosi all’Amministrazione preposta alla gestione del vincolo nella valutazione, di natura tecnico-discrezionale, della compatibilità paesaggistica dell’intervento in questione.
L’area de qua ricade in area sottoposta a tutela con d.m. 28 marzo 1985 (pubblicato nel S.O. alla G.U. n. 98 del 26 aprile 1985), ai sensi della l. 29 giugno 1939, n. 1497, in un tratto di arenile di pineta e duna sottoposta a regime di conservazione integrale ai sensi del Piano territoriale paesistico del Litorale Domitio (la cui fascia sabbiosa é caratterizzata dai rilievi della duna con la flora e la fauna mediterranee, tipiche di questo habitat).
Il T.A.R. è incorso nella violazione dei principi della separazione dei poteri e della tassatività delle ipotesi di giurisdizione di merito delineate dall’art. 134 cod. proc. amm., da cui esula la fattispecie sub iudice, non solo perché ha sostituito la propria valutazione a quella tecnico-discrezionale rientrante nell’ambito dei poteri dell’amministrazione, ma anche perché ha affermato in modo apodittico che «le piscine interrate non possono alterare i valori paesaggistici, perché non suscettibili di verticalizzazione con pregiudizi di visuali e visioni prospettiche», senza correlativa valutazione della fattispecie concreta, con conseguente manifesta insufficienza motivazionale.
Del resto, per la giurisprudenza di questo Consiglio, hanno una indubbia rilevanza paesaggistica tutte le opere realizzate sull’area sottoposta a vincolo, anche se non vi è un volume da computare sotto il profilo edilizio (pur se si tratti di volumi tecnici: Sez. VI, 20 giugno 2012, n. 3578), anche se si tratta di una piscina (Sez. VI, 2 marzo 2011, n. 1300), poiché le esigenze di tutela dell’area sottoposta a vincolo paesaggistico possono anche esigere l’immodificabilità dello stato dei luoghi (ovvero precludere una ulteriore modifica).
Nel caso di specie, la Soprintendenza ha motivatamente rilevato l’esigenza di conservazione delle dune ancora esistenti e oggetto del progetto, con osservazioni puntuali e ragionevoli, mentre la sentenza impugnata ha dato una erronea lettura della normativa di tutela dei beni paesaggistici, che consente (e impone) all’autorità preposta alla tutela del vincolo di valutare non solo l’incidenza delle ‘verticalizzazioni’ su ‘visuali e visioni prospettiche’, ma anche di ogni opera che modifichi i tratti naturalistici dell’area, oltre che di quanto può emergere dall’alto (dal momento che per loro natura le aree sottoposte a vincolo sono oggetto di visione, esame e studio anche dall’alto, quale elemento decisivo per la loro descrizione e per la valutazione della loro maggiore o minore integrità)
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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