Pareri, Pubblico impiego

La disciplina sul rapporto di impiego del personale del comparto sanitario rimette all’esclusiva valutazione del datore di lavoro l’accertamento della sussistenza delle condizioni che integrano la violazione del divieto di svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo e non prevede l’intervento in funzione consultiva obbligatoria di enti diversi dall’Amministrazione con la quale è costituito il rapporto di impiego.

(Consiglio di Stato, sez. III, 24 dicembre 2013, n. 6225)

«[I]l primo giudice ha correttamente escluso l’obbligo della A.U.S.L. di acquisire il parere del Dipartimento della Funzione Pubblica in ordine alla sussistenza degli estremi per l’adozione della determinazione risolutiva del rapporto di lavoro.
La disciplina sul rapporto di impiego del personale del comparto sanitario (art. 1, commi 60 e 61 della legge n. 662 del 1996; art. 4, comma 7, della legge n. 412 del 1991) rimette all’esclusiva valutazione del datore di lavoro l’accertamento della sussistenza delle condizioni che integrano la violazione del divieto di svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo (salvo i casi di autorizzazione o di prestazioni a titolo gratuito in vantaggio di associazioni di volontariato o cooperative a carattere socio assistenziale senza scopo di lucro) e non prevede l’intervento in funzione consultiva obbligatoria di enti diversi dall’amministrazione con la quale è costituito il rapporto di impiego.
Peraltro il parere del Dipartimento della Funzione Pubblica cui è fatto richiamo nella delibera di recesso dal rapporto di lavoro (atto n. 5782 del 1997) reca una valutazione di massima sui limiti di applicabilità delle ipotesi di incompatibilità e cumulo di impiego previste dall’articolo 58, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo parziale e prestazione lavorativa non superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno. In esso è fatto specifico riferimento alla posizione di chi è solo socio in società di capitali rispetto a chi, invece, riveste una specifica carica sociale, evenienza in presenza della quale viene segnalata la necessità di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. Detto parere – recante una regola di indirizzo nella materia de qua – non esplica alcun effetto vincolante quanto ai margini di autonomo apprezzamento della A.S.L. in ordine a fattispecie in cui l’ipotesi di incompatibilità si sia già consumata
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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