Appalti pubblici, Contratti pubblici, Informative antimafia

Le Prefetture hanno un obbligo di clare loqui per quel che riguarda il giudizio sul rischio di infiltrazioni criminali reso nelle informative atipiche, in quanto l’ambiguità delle espressioni utilizzate può mettere in difficoltà le stazioni appaltanti e provocare gravi danni alle imprese allontanate senza un’effettiva ragione di interesse pubblico.

(Tar Lombardia, Brescia, sez. II, 26 settembre 2013, n. 790)

«L’emissione da parte delle Prefetture di informative antimafia atipiche ai sensi dell’art. 1-septies del DL 629/1982 costituisce una possibile causa di allontanamento delle imprese dall’esecuzione di lavori pubblici. Come già evidenziato in casi analoghi (v. TAR Brescia Sez. II 19 marzo 2013 n. 272; TAR Brescia Sez. II 4 novembre 2011 n. 1513), il peso della motivazione circa la necessità dell’allontanamento è solo formalmente a carico del contraente generale o della stazione appaltante, perché nella sostanza la decisione finale è guidata dalle Prefetture, essendo queste ultime le depositarie di tutte le informazioni utili sul rischio di infiltrazioni criminali.
8.2 Le informative atipiche, pur non essendo automaticamente interdittive, possono dunque essere assimilate alle informative prefettizie propriamente interdittive, disciplinate dall’art. 4 del Dlgs. 490/1994 e dall’art. 10 del DPR 252/1998 (v. ora gli art. 84 e 94 del Dlgs. 159/2011). La natura delle valutazioni svolte dalle Prefetture nei due casi è infatti identica, come si può desumere dalla circostanza che la fonte di un’informativa interdittiva può consistere negli accertamenti condotti ai sensi del DL 629/1982 (v. art. 84 comma 4-d del Dlgs. 159/2011).
8.3 La funzione dei protocolli di legalità, che impegnano i soggetti responsabili delle grandi opere pubbliche a tenere in considerazione le informative atipiche, si spiega proprio con l’omogeneità delle informazioni trasmesse dalle Prefetture: un episodio ritenuto insufficiente a provare l’esistenza di infiltrazioni criminali ai fini dell’adozione di un’informativa interdittiva non diventa idoneo a giustificare l’allontanamento di un’impresa solo perché è inserito in un’informativa atipica trasmessa in base al protocollo di legalità. Le parti che sottoscrivono un protocollo di legalità si impegnano invece a dare attuazione, tramite allontanamento dai lavori, al vero e proprio giudizio di contiguità con le organizzazioni criminali formulato nelle informative prefettizie.
8.4 In altri termini, nelle informative atipiche si può osservare un doppio contenuto: (a) la descrizione di episodi della vita delle imprese e della condotta professionale o personale dei relativi amministratori, passati e presenti; (b) un giudizio sul rischio di infiltrazioni criminali. Su questo secondo punto le Prefetture hanno un obbligo di clare loqui, in quanto l’ambiguità delle espressioni utilizzate può mettere in difficoltà le stazioni appaltanti e provocare gravi danni alle imprese allontanate senza un’effettiva ragione di interesse pubblico.
8.5 Nello specifico, la stessa Prefettura
[…] si è trovata in difficoltà nell’interpretazione delle due note […] del 6 dicembre 2010. La seconda di tali note non solo ha contraddetto la prima (che affermava l’insussistenza dei presupposti per l’informativa interdittiva) ma ha anche sostenuto che non si poteva escludere un tentativo di infiltrazione mafiosa. Una simile affermazione appare viziata in primo luogo nel metodo, in quanto il compito delle informative prefettizie non è di sollevare o lasciare in sospeso dubbi e sospetti ma di fornire un’interpretazione della situazione sulla base dei dati acquisiti fino a quel momento. Pertanto, se vi sono circostanze che meritano approfondimento ma non sono corroborate da ulteriori elementi, la conclusione deve essere favorevole all’impresa, e il messaggio deve essere chiaramente trasmesso alla stazione appaltante.
8.6 La Prefettura
[…] ha in effetti cercato di ottenere delle spiegazioni […], ma poi nel redigere la propria informativa atipica del 3 luglio 2011 ha rinunciato a svolgere un’autonoma analisi dei fatti esposti, limitandosi a riproporre la stessa conclusione non liberatoria.
8.7 Tale conclusione costituisce l’oggetto centrale del presente giudizio, essendo all’origine dell’esclusione della società ricorrente dalle trattative per i lavori gestiti dal Consorzio
[…]. La circostanza che la Prefettura […] abbia rilasciato un’informativa liberatoria in data 30 gennaio 2013 non rende improcedibile il ricorso, in quanto la società ricorrente ha interesse a una pronuncia che accerti l’assenza fin dall’inizio dei presupposti per un’informativa contenente dubbi di infiltrazioni criminali.
8.8 Sotto questo profilo la tesi esposta nel ricorso appare condivisibile. In realtà, gli elementi sopravvenuti richiamati dalla Prefettura
[…] non contengono novità sostanziali rispetto al quadro delineato […] nelle note del 6 dicembre 2010. Era evidente anche allora che i reati ipotizzati nello scontro per il controllo del gruppo a cui appartiene la società ricorrente riguardavano soggetti titolari di pacchetti azionari o comunque investiti di incarichi societari. Questi fatti non presentavano (e non presentano) alcun aggancio con la criminalità organizzata. Quanto all’altro episodio (acquisto di ramo d’azienda), non vi è mai stato un contatto tra la società ricorrente e il soggetto pluripregiudicato: quest’ultimo ha assunto il controllo dell’impresa cedente solo mesi dopo che il ramo d’azienda era stato scorporato e ceduto. E in ogni caso l’acquisto di un ramo d’azienda senza la dimostrazione di un tessuto di relazioni economiche o personali è un indizio troppo labile per ipotizzare un tentativo di infiltrazione criminale.
9. Il ricorso deve quindi essere accolto, con il conseguente annullamento dell’informativa antimafia atipica del 3 luglio 2011 e degli atti che sulla base della stessa hanno disposto l’allontanamento della società ricorrente dai lavori in questione
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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