Corte europea dei Diritti dell'Uomo, Espropriazione per pubblica utilità, Risarcimento del danno

Sull’illegittimità dell’accessione invertita, a seguito delle pronunce della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, e sull’applicazione delle disposizioni dell’art. 42-bis del T.U. delle espropriazioni per pubblica utilità.

(Tar Lazio, Roma, sez. III, 10 settembre 2013, n. 8197)

«Risulta dagli atti di causa e non è stato contestato dalla difesa resistente che, a seguito della pronuncia del decreto di occupazione d’urgenza (decreto del 3-8-1999) e della scadenza del relativo periodo di occupazione legittima ( 29-4-2004), non è stato adottato alcun decreto di esproprio, mentre è stata realizzata l’opera pubblica, costituita dallo svincolo stradale.
Peraltro, si pone la questione della permanenza nell’ordinamento dell’accessione invertita, che secondo la giurisprudenza prevalente, a seguito delle pronunce della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, non può ritenersi più vigente. Pertanto, poiché non si sarebbe verificato il trasferimento della proprietà in capo all’Amministrazione, al momento della irreversibile trasformazione del bene, sussisterebbe ancora in capo all’Amministrazione l’obbligo di far venir meno la occupazione sine titulo e di adeguare la situazione di fatto a quella di diritto, restituendo i terreni ai titolari, demolendo quanto realizzato e disponendo la riduzione in pristino, oppure di attivarsi perché vi sia un titolo di acquisto dell’area da parte del soggetto attuale possessore (Consiglio di Stato sez. VI, 1 dicembre 2011, n. 6351) .
Secondo l’interpretazione del Consiglio di Stato, infatti, le pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno eliminato ogni possibilità di individuare sistemi di acquisizione diversi da quello consensuale del contratto o da quello autoritativo del provvedimento espropriativo. Cio è avvenuto dichiarando l’illegittimità, per contrasto con il principio di legalità, delle ricostruzioni che miravano ad individuare fatti o comportamenti (e quindi l’avvenuto completamento dell’opera pubblica o la richiesta del solo risarcimento come momento abdicativo implicito della proprietà) idonei a sostituire i sistemi legali di acquisto della proprietà (Consiglio di Stato sez. IV, 29 agosto 2011, n. 4833; Cons. Stato Sez. IV, 2 settembre 2011, n. 4970; Consiglio di Stato sez IV 1 giugno 2011, n. 3331; Consiglio di Stato sez. IV, 29 agosto 2012, n. 4650; Consiglio di Stato sez. VI, 31 ottobre 2011, n. 5813).
Nel caso di specie, peraltro, è anche evidente che il privato chiedendo il risarcimento del danno ha rinunciato alla tutela restitutoria ( cfr Cassazione civile sez. I, 19 ottobre 2011, n. 21639).

Pertanto, l’Amministrazione ha solo l’obbligo di attivarsi perché, al fine di adeguare la situazione di fatto a quella di diritto, sia adottato un formale atto di acquisizione, tenuto anche conto che la rimozione delle opere realizzate ( svincolo stradale) sarebbe particolarmente gravosa nel caso di specie (Consiglio di Stato sez. VI, 31 ottobre 2011, n. 5813).
Deve, quindi, farsi riferimento alle disposizioni dell’art 42 bis del T.U. 327 del 2001, introdotto dal d.l n. 98 del 2011, convertito dalla legge n. 111 del 15 luglio 2011.
In base a tale norma, applicabile anche ai fatti ai fatti anteriori alla sua entrata in vigore, in base all’espressa previsione del comma 8, valutati gli interessi in conflitto, l’autorità che utilizzi un bene immobile per scopi di interesse pubblico, modificato in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilita’, puo’ disporre che esso sia acquisito, non retroattivamente, al suo patrimonio indisponibile e che al proprietario sia corrisposto un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale, quest’ultimo forfettariamente liquidato nella misura del dieci per cento del valore venale del bene.
Ai sensi del comma 3, salvi i casi in cui la legge disponga altrimenti, l’indennizzo per il pregiudizio patrimoniale di cui al comma 1 e’ determinato in misura corrispondente al valore venale del bene utilizzato per scopi di pubblica utilita’ e, se l’occupazione riguarda un terreno edificabile, sulla base delle disposizioni dell’articolo 37, commi 3, 4, 5, 6 e 7. Per il periodo di occupazione senza titolo e’ computato a titolo risarcitorio, se dagli atti del procedimento non risulta la prova di una diversa entita’ del danno, l’interesse del cinque per cento annuo sul valore determinato ai sensi del presente comma.
In base al comma 4, il provvedimento di acquisizione, recante l’indicazione delle circostanze che hanno condotto alla indebita utilizzazione dell’area e se possibile la data dalla quale essa ha avuto inizio, e’ specificamente motivato in riferimento alle attuali ed eccezionali ragioni di interesse pubblico che ne giustificano l’emanazione, valutate comparativamente con i contrapposti interessi privati ed evidenziando l’assenza di ragionevoli alternative alla sua adozione; nell’atto e’ liquidato l’indennizzo di cui al comma 1 e ne e’ disposto il pagamento entro il termine di trenta giorni. L’atto e’ notificato al proprietario e comporta il passaggio del diritto di proprieta’ sotto condizione sospensiva del pagamento delle somme dovute ai sensi del comma 1, ovvero del loro deposito effettuato ai sensi dell’articolo 20, comma 14; e’ soggetto a trascrizione presso la conservatoria dei registri immobiliari a cura dell’amministrazione procedente ed e’ trasmesso in copia all’ufficio istituito ai sensi dell’articolo 14, comma 2.
Ritiene il Collegio, conformemente all’orientamento più recente del Consiglio di Stato di poter fare applicazione, anche ai fini della adozione di un formale atto di acquisizione, della disposizione dell’art 34 del codice del processo amministrativo (Consiglio di Stato sez. IV 16 marzo 2012, n. 1514).
Quanto alla determinazione della somma spettante al privato, ai fini della determinazione del valore del bene, quale ristoro del pregiudizio patrimoniale ai sensi del comma 3 dell’art 42 bis, deve tenersi conto del valore di mercato dell’immobile, comprensivo dei soprassuoli, individuato non già alla data di trasformazione dello stesso (non potendo più individuarsi in tale data, una volta venuto meno l’istituto della cd. accessione invertita, il trasferimento della proprietà in favore dell’amministrazione), e nemmeno a quella di proposizione del ricorso introduttivo, con il quale sia richiesto il risarcimento per equivalente, bensì alla data in cui sarà adottato l’atto, a cui consegua l’effetto traslativo della proprietà del bene (Consiglio di Stato sez. IV, 29 agosto 2011, n. 4833; Consiglio di Stato sez. IV, 16 marzo 2012, n. 1514).
Inoltre, su tale somma deve essere calcolato il 10% spettante a titolo di forfettario ristoro del pregiudizio non patrimoniale arrecato, ai sensi del comma 1 dell’art 42 bis del T.U 327 del 2001.
E’ dovuto anche il 5% del valore dell’immobile a titolo di occupazione sine titulo a decorrere dal 29.04.2009 fino alla data in cui sarà adottato l’atto a cui consegua l’effetto traslativo della proprietà del bene, risultando proposta specifica domanda relativa a tale periodo.
Riguardo ai criteri per la determinazione del valore venale del bene, si deve, altresì, tenere conto che, in base agli atti di causa e alla documentazione depositata in giudizio, le aree oggetto della illegittima occupazione, sono aree edificabili. Ciò risulta dalla sentenza della Corte d’Appello di Roma n. 470/06, prodotta in giudizio, con cui è stata determinato il valore, esperita CTU, dell’indennità di occupazione legittima.
Quindi, ai sensi dell’art 34, comma 4, del codice del processo amministrativo, l’Amministrazione deve essere condannata a formulare, entro novanta giorni dalla comunicazione o notificazione delle presente sentenza, una offerta, calcolando, in base alle disposizioni dell’art 42 bis del T.U 327 del 2001, il valore venale del terreno con destinazione edificabile e del valore venale dei soprassuoli, con adozione di un formale atto di acquisizione della proprietà dell’area. Il valore dei beni, ai sensi dell’art 42 bis, deve essere considerato al momento dell’adozione dell’atto di acquisizione
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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