Appalti pubblici, Contratti pubblici

L’art. 84, comma 12, del Codice dei contratti pubblici non osta alla nomina di una nuova commissione giudicatrice.

(Consiglio di Stato, sez. III, 29 luglio 2013, n. 3977)

«Per il primo giudice, […] l’art. 84 co.12 del codice appalti avrebbe impedito alla amministrazione di nominare una nuova commissione giudicatrice.
L’assunto non è condivisibile.
Risulta evidente, in primo luogo, la non esatta pertinenza al caso di specie della sopradetta disposizione atteso che non vi era stato, né un annullamento dell’aggiudicazione, né un annullamento della esclusione di un concorrente, come prefigurato dalla disposizione medesima, ma la esigenza di rinnovo delle operazioni valutative delle offerte tecniche in una fase endoprocedimentale; in ogni caso, anche a ritenere evincibile dalla sopradetta disposizione un principio di ordine generale valido in tutte le ipotesi di rinnovazione di alcune fasi della procedura di gara, il principio deve essere inteso in termini di facoltà della stessa amministrazione di utilizzare la stessa commissione nonostante l’annullamento della precedente procedura; la norma ha quindi tra i suoi scopi quello di tutelare il buon andamento e la celerità delle operazioni valutative della amministrazione là dove la conoscenza degli atti e delle operazioni già effettuate potrebbe giovare alla celere rinnovazione del procedimento “…sempre che ciò non si risolva nella compromissione della garanzia di imparzialità” (cfr. Cons. Stato, III n.1409 del 13.3.2012).
La finalità della attribuzione alla stessa commissione delle operazioni da rinnovare è quindi quella di evitare che venga disperso, nella riedizione delle operazioni di gara, il patrimonio di conoscenze e valutazioni legittimamente maturate dalla commissione nella fase pregressa in nome di un principio di economicità e di efficienza dell’azione amministrativa anche al fine di evitare giudizi differenziati nei confronti dei concorrenti, ma la disposizione non vieta la sostituzione della commissione là dove la nomina di una nuova sia garanzia di serenità di giudizio.
Nel caso in esame emergeva una alterazione del clima di serenità e di fiducia tra i concorrenti a seguito delle dichiarazioni iniziali del Presidente della commissione che aveva negato, in un primo momento, che la commissione avesse operato in maniera incompleta e lo scambio concitato di battute da parte dello stesso Presidente con alcuni dei concorrenti, avvenuto nella seduta pubblica del 30 agosto 2012. Di tale circostanza dà atto la stessa società appellata
[…] che riconosce appunto (pur minimizzando l’accaduto) che si era alterato il clima di serenità in occasione del ”rimbrotto” da parte [dell’odierna appellante] circa il verbale di gara.
In ogni caso emergeva chiaramente che non solo la verbalizzazione era erronea e non attestante la veridicità dei fatti, ma anche la valutazione della prima commissione giudicatrice effettuata in parte da un solo commissario era proceduralmente viziata.
Delle due possibili strade percorribili, quella di una nuova verbalizzazione, con conseguente nuova valutazione collegiale delle offerte tecniche
[…] ovvero della nomina di una nuova commissione, la amministrazione ha optato per la seconda soluzione, frutto di una scelta del tutto ragionevole, evidentemente preoccupata che la seconda analisi delle offerte tecniche operata dai membri della stessa commissione, ormai emotivamente coinvolti, sarebbe stata influenzata dai fatti accaduti fino a quel momento.
Ciò è avvenuto fornendo, contrariamente a quanto sostenuto dal primo giudice e dalla appellata, una adeguata motivazione quale evincibile dagli atti del procedimento e dalla analisi del provvedimento di nomina della nuova commissione che ha ricostruito i fatti accaduti e gli errori procedurali commessi, citando la sentenza del Consiglio di Stato Sez. III n.1409/2012 che si era occupata di un caso similare.
La ricostruzione di cui sopra consente di respingere l’eccezione di inammissibilità, sollevata dalla difesa dell’appellata che ha sostenuto che sarebbe stato ampliato il thema decidendum rispetto al giudizio di primo grado; ed invero, pur in presenza della regola processuale che in via di principio vieta nuovi mezzi di prova (anche documentale) in appello, nel caso in esame la completa puntualizzazione dei presupposti in fatto in cui è avvenuta la sostituzione della commissione si rivela indispensabile ai fini della decisione anche nella ottica dell’art. 65 c.p.a., inerendo la necessaria conoscenza, da parte del giudice, della vicenda.
Conclusivamente la censura accolta dal Tar nella sua duplice articolazione era infondata e in parte qua la sentenza deve essere riformata
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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