Appalti pubblici, Contratti pubblici, Lavori pubblici, Unione europea

Sulle ragioni sottostanti la necessità che, nella materia dei contratti pubblici, non siano previste prestazioni a prezzi irrisori.

(Tar Liguria, sez. II, 27 giugno 2013, n. 950)

«Con il primo motivo l’interessata richiama la disposizione dell’art. 53 del d.lvo 12.4.2006, n. 163 in tema di appalto cosiddetto integrato, che comporta la ricomprensione nell’oggetto del contratto della progettazione e della successiva esecuzione dei lavori richiesti dalla stazione appaltante; il collegio condivide a tale riguardo l’osservazione secondo cui la norma (il comma 3) impone all’impresa costruttrice di avvalersi di progettisti qualificati, da indicare nominativamente nella proposta negoziale.

La lettera di invito riportava tale prescrizioni nella parte in cui impegnava gli offerenti a precisare il prezzo offerto per la redazione del progetto esecutivo, ed il tempo necessario per l’adempimento di tale obbligazione.
A fronte di tali regole la verifica di anomalia a cui è stata sottoposta la ricordata proposta negoziale della controinteressata ha individuato che il ribasso sul prezzo e sui tempi derivava dall’avvenuta stipulazione di un accordo contrattuale con un terzo soggetto
[…], uno studio di architettura, che si è obbligato a rendere tendenti allo zero il costo ed i tempi della progettazione per tutte le gare a cui la [società controinteressata] riterrà di partecipare.
Al riguardo la ricorrente allega la recente sentenza del consiglio di Stato (15.4.2013, n. 2063), che richiama i consolidati principi in ordine alla necessità che nella materia dei contratti pubblici non siano previste prestazioni a prezzi irrisori, così da non esporre la stazioni appaltanti ai prevedibili rischi di negligente adempimento o di successivo contenzioso. In tal senso il collegio rileva la correttezza dell’assunto secondo cui la progettazione della sopraelevazione di un fabbricato che dovrà ospitare la sede di una pubblica assistenza non può ragionevolmente essere fatturata in euro 200,00 (duecento/00), come è previsto dalla proposta approvata dal comune
[…]: si tratta pertanto di un costo da ritenere irrisorio, a proposito del quale vanno svolte le considerazioni che seguono.
Le ragioni che hanno indotto la normativa nazionale a negare ingresso alla possibilità di contrattare a prezzi irrisori con la pubblica amministrazione nei contratti quale è quello per cui è lite derivano dalla normativa interna e da quella comunitaria: lo studio dell’economia finanziaria pubblica ha da tempo esaminato le questioni che devono essere tenute presenti nella redazione dei contratti con cui una p.a. si procura beni e servizi, per consentire di giungere alla migliore definizione del prezzo da pagare in relazione alla qualità da esigere. A tale proposito è comune l’asserzione in dottrina circa la necessità di apprezzare anche i costi di controllo che l’amministrazione dovrà sostenere per verificare l’esatta attuazione dell’oggetto del contratto, osservandosi al riguardo che quanto più il prezzo convenuto è basso tanto maggiore sarà la tendenza dell’appaltatore a risparmiare sui costi che gli derivano, con la ricordata necessità di profondere corrispondenti energie amministrative per verificare ogni aspetto della fase attuativa del negozio.
La controinteressata e lo studio di ingegneria che ha redatto il progetto oppongono che il contratto intercorso tra loro permette una drastica diminuzione dei prezzi e dei tempi di consegna, consentendo un’economia di scala che si riverbera in un vantaggio per la stazione appaltante.
Il collegio osserva che la ricerca della migliore modalità di produrre un bene od un servizio è una costante dello sviluppo economico, ma che la natura pubblica del committente non consente di acquisire in modo immediato tutte le innovazioni che la pratica commerciale è in grado di offrire. Va rilevato infatti che si è verificata nella specie una sorta di associazione permanente tra la società controinteressata e lo studio di architettura, che non si limita alla gara in questione, ma ad una serie indefinita di altri contratti che non riguardano necessariamente il comune
[…]. Quest’ultimo beneficerebbe pertanto della negoziazione intercorsa tra la controinteressata ed il terzo soggetto, ma avrebbe una limitata possibilità di opporre alla controparte gli eventuali vizi dell’attività professionale, che non è destinata a diventare parte del rapporto.
Possono essere qui ricordati i noti principi stabiliti dall’art. 1372 c.c. in materia di efficacia del contratto tra le parti, e della simmetrica sua inefficacia per i terzi.
E’ per questo che la normativa sui contratti pubblici pone particolare attenzione alla natura del soggetto che contratta con le amministrazioni pubbliche, mirando ad estendere il più possibile il regime della responsabilità per tutti coloro che operano in favore delle amministrazioni. Tale è la ragione per cui la normativa di derivazione comunitaria ha introdotto nel nostro ordinamento le associazioni temporanee ed i raggruppamenti temporanei, così da permettere agli imprenditori od ai professionisti di soddisfare gli stringenti requisiti di qualificazione per contrattare con le p.a., senza obbligarli a contrarre un vincolo negoziale duraturo come è quello societario, comunque associativo.
Nel caso in questione le nozioni ora ricordate vengono in esame, posto che la p.a. conosce soltanto (il ricordato art. 53 comma 3 del d. lvo 12.4.2006, n. 163) il nominativo dello studio di progettazione incaricato dalla partecipante, ma il regime della responsabilità di quest’ultimo soggetto in relazione alla progettazione non può essere pieno, posto che la normativa comune (artt. 1176 e 1710 c.c.) limita la responsabilità del debitore nel caso in cui egli si sia obbligato ad una prestazione senza corrispettivo.
Ne consegue che in caso di vizi nella progettazione sarebbe la stessa legge comune a porre il comune
[…] nella malagevole situazione di non poter opporre censure al professionista incaricato dall’aggiudicatario.
Le ragioni esposte sono pertanto tali da far ritenere erronea la fase di verifica di anomalia a cui il comune ha sottoposto positivamente l’offerta della
[controinteressata]; ne deriva che il primo ed assorbente motivo di impugnazione è fondato e va accolto.
Il ricorso merita pertanto condivisione, sì che gli atti impugnati vanno annullati
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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