Ambiente, Edilizia e urbanistica, Paesaggio

La motivazione del decreto della Soprintendenza ai beni architettonici e del paesaggio che annulla l’autorizzazione paesistica deve essere fondata su circostanze di fatto o su elementi specifici del progetto in grado di dimostrare la violazione del bene tutelato.

(Tar Campania, Salerno, sez. I, 3 giugno 2013, n. 1218)

«[R]ileva il Collegio che [il] ricorso si presenta come fondato, rivestendo carattere dirimente – ed assorbente delle ulteriori doglianze, con esso sollevate – la considerazione delle censure di difetto di motivazione e d’istruttoria, inficianti l’impugnato decreto di annullamento soprintendentizio, censure del resto che già determinarono, a suo tempo, l’accoglimento della domanda cautelare, presentata dall’originario ricorrente.
Dalla lettura dell’autorizzazione paesaggistica sindacale, n. 1299 del 30.09.1997, oggetto del censurato annullamento, si ricava che la stessa tenne conto, fondamentalmente, del parere reso, riguardo al nuovo progetto, proposto dal dante causa dell’attuale ricorrente, dalla Commissione Edilizia Comunale Integrata, la quale, nel licenziare il proprio parere favorevole, si era espressa in maniera alquanto attenta e precisa, rispetto alle concrete caratteristiche del medesimo, anzitutto rilevando, in linea generale, come l’intervento proposto, in parte modificato e ridotto, rispetto al precedente, risultasse “compatibile con i criteri di salvaguardia ambientale”; quindi ponendo in risalto “l’utilizzo di materiali e tecniche proprie della tradizione locale” e inoltre che lo stesso migliorava la fruibilità dell’area ed il contesto ambientale, in cui lo stesso ricadeva; infine prescrivendo talune condizioni, vale a dire che nella zona a valle dell’intervento e nell’area circostante fossero messi a dimora alberi ed arbusti, presenti nell’area (cespugli di lentisco, alberi di oleandro), “in modo da mitigare l’impatto paesaggistico dello (rectius: sullo) ambiente naturale circostante”, prescrizioni che vennero, d’altronde, poi fedelmente trascritte nell’autorizzazione paesaggistica in oggetto.
Orbene, dall’esame del decreto soprintendentizio gravato, si ricava che manca un’approfondita valutazione dell’articolato parere di cui sopra, laddove veniva posta in evidenza, piuttosto, la posizione dell’attrezzatura turistico – stagionale, destinata alla ristorazione
[…]; per il resto, la motivazione si muoveva su binari piuttosto apodittici ed astratti, osservandosi, dapprima, che la suddetta struttura, “per tipologia edilizia, conformazione volumetrica ed architettonica ed opere di finitura” contrastava con le “valenze ambientali caratterizzanti l’area vincolata ai sensi delle leggi 431/85 e 1497/39”; e, quindi, che le suddette opere, “pur presentando una minore volumetria, soprattutto per quanto riguarda il piano interrato”, non registravano, tuttavia, “sostanziali modifiche atte a mitigare l’impatto ambientale dell’opera a farsi”.
Quindi è mancato – nel decreto di annullamento in questione – il necessario riferimento agli atti dell’istruttoria, stavolta diligentemente condotta dai competenti organi del Comune
[…], pervenendosi al contestato annullamento, sulla base di affermazioni stereotipate e non sufficientemente calate nelle concrete – e migliorate – caratteristiche dell’intervento da realizzarsi, modifiche – dettagliatamente precisate nel progetto in questione – le quali erano state del resto suggerite, al ricorrente, anche dall’esperienza della bocciatura del precedente progetto, ad opera della stessa Soprintendenza e che avevano rivestito un ruolo determinante nell’adozione del parere positivo da parte della Commissione Edilizia Comunale Integrata.
Per l’affermazione di principi analoghi, si legga la decisione espressa nella seguente massima: “È annullabile, per difetto di motivazione, il decreto della Soprintendenza ai beni architettonici e del paesaggio che annulla l’autorizzazione paesistica con riferimento alla circostanza che l’intervento ricade in area sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale ai sensi del d. lg. 22 gennaio 2004 n. 42 motivato con formule stereotipe di diniego, senza alcuna considerazione delle circostanze di fatto o degli elementi specifici del progetto in grado di dimostrare, in termini di legittimità, la violazione del bene tutelato” (T. A. R. Calabria – Catanzaro – Sez. II, 3 novembre 2006, n. 1274).
Per di più, così facendo, l’autorità tutoria statale ha finito per esternare, in solitudine, un proprio autonomo giudizio, circa la compatibilità paesaggistica dell’intervento, trascurando del tutto di vagliare, piuttosto, la legittimità di quello, reso dall’autorità invece preposta alla gestione del vincolo ambientale.
Cfr., in giurisprudenza, la massima che segue: “Il potere statale di annullamento dell’autorizzazione paesaggistica è circoscritto a vizi di legittimità; la natura del potere di annullamento esercitato dalla Soprintendenza non comporta un riesame complessivo, come tale in grado di consentire la sovrapposizione o sostituzione di un suo apprezzamento di merito alle valutazioni tecniche discrezionali compiute dall’ente locale. Detto potere è necessariamente ancorato ad un riesame meramente estrinseco, teso a verificare l’eventuale presenza di vizi di legittimità comprendenti l’eccesso di potere nelle diverse forme sintomatiche, che non può tradursi in un ripetuto giudizio tecnico discrezionale sulla compatibilità paesaggistico ambientale dell’intervento, giudizio che è riservato all’Autorità Comunale preposta alla tutela del vincolo: ne consegue che l’Amministrazione statale può verificare dall’esterno la coerenza, la logicità e la completezza istruttoria dell’iter procedimentale seguito dall’Amministrazione emanante, ma non può sostituire i suoi apprezzamenti sulla compatibilità ambientale con quelli espressi dall’Ente locale (nel caso di specie, dalla motivazione del provvedimento, l’autorità ministeriale ha sovrapposto, sostituendole a quelle compiute dalla C. E. I. in sede di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, le proprie valutazioni di merito riferite alle caratteristiche dell’intervento edilizio, senza individuare specifici vizi di legittimità del parere formulato dall’autorità comunale) (T. A. R. Campania – Napoli – Sez. III, 22 febbraio 2010, n. 1049).
In conformità alle superiori considerazioni, il
[…] ricorso va accolto, con annullamento dell’impugnato provvedimento».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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