Accesso ai documenti, Processo amministrativo, Risarcimento del danno

Per il Tar Umbria, ai fini dell’accoglimento della domanda risarcitoria per il ritardo derivante da lesione del diritto di accesso, è necessario che la lesione del bene tempo abbia sortito una conseguenza dannosa nella sfera del danneggiato e che tale conseguenza sia comprovata anche sotto il limitato profilo del principio di prova.

(Tar Umbria, Perugia, sez. I, 18 febbraio 2013, n. 80)

«Deve essere […] disattesa la domanda risarcitoria per il ritardo derivante da lesione del diritto di accesso in disparte ogni riserva sulla sua ammissibilità perché proposta, anziché con quello ordinario, con il rito accelerato ex art. 25, l. n. 241/1990 e 116, d.lgs. n. 104/2010 (T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 28 febbraio 2003, n. 1669, circa l’utilizzo esclusivo del rito abbreviato per la tutela giurisdizionale del diritto di accesso e l’inammissibilità di domande diverse, compreso il risarcimento del danno derivante da lesione del diritto di accesso).
4.1. Il Collegio non ignora che una tendenza del giudice d’appello collega il risarcimento del danno da ritardo al tempo perduto e all’incertezza dall’inosservanza del termine di conclusione del procedimento (Cons. St., sez. III, 3 agosto 2011, n. 4639; Cons. St., sez. IV, 30 luglio 2012, n. 4295).
4.2. Ritiene tuttavia di confermare la propria precedente opinione circa la stretta connessione degli elementi costitutivi della responsabilità con l’art. 2043 c.c. e il conseguente onere del danneggiato, ex art. 2697 c.c., di provare tutti gli elementi costitutivi della domanda, non potendosi l’ingiustizia e la sussistenza presumersi iuris tantum, in meccanica ed esclusiva relazione al ritardo nell’adozione del provvedimento amministrativo favorevole (T.A.R. Umbria Perugia, sez. I, 5 aprile 2012, n. 112).
4.3. Anche nel rito dell’accesso è comunque presente un rapporto  procedimentale nel quale l’interesse ad ottenere una delibazione tempestiva dell’istanza deve essere rapportata alle ragioni del diniego dell’Amministrazione che, nella specie era, prima facie, sorretto dall’osservanza della privacy delle altre persone coinvolte nella vicenda da cui è scaturito il giudizio a carico della
[società ricorrente] innanzi al giudice del lavoro.
4.4. A fronte del fatto obiettivo che la certezza ed il rispetto dei tempi dell’azione amministrazione costituiscano un autonomo bene della vita, sul quale il privato, tanto più se operatore economico, deve poter fare ragionevole affidamento (Cons. St., sez. III, 3 agosto 2011, n. 4639), rimane tuttora prevalente la considerazione che il danno risarcibile, in caso di ritardo della P.A., non è il « tempo perso » in sé, ma la conseguenza dannosa che la lesione del bene tempo abbia sortito nella sfera del danneggiato (T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. I, 14 maggio 2012, n. 450).
4.5. Nel corso dell’udienza di trattazione, è stato dato atto che il procedimento civile intentato dalla
[controinteressata] innanzi al giudice del lavoro per l’asserito riconoscimento di pretese patrimoniali inerenti l’attività prestata in favore della società è tuttora in corso né è stato fornito alcun principio di prova circa il pregiudizio difensivo derivato dal ritardo con cui la società ricorrente è venuta in possesso della documentazione inerente la relazione ispettiva dell’INPS
4.6. Soltanto la presenza di siffatto pregiudizio concreta, infatti, la lesione in capo al ricorrente determinata dal ritardo nell’adozione da parte dell’Amministrazione della richiesta esibizione e la riparazione per equivalente delle conseguenze derivanti dalla mancata conoscenza della documentazione (T.A.R. Lazio Roma, sez. III, 15 maggio 2012, n. 4382).
4.7. Nel procedimento di accesso, conclusivamente, il fattore « tempo », assume rilevanza al fine della verifica del nesso causale tra il fatto e la lesione: è perciò necessario che una lesione vi sia e sia comprovata anche sotto il limitato profilo del principio di prova dalla cui mancanza discende il rigetto della pretesa in esame.
5. La domanda risarcitoria deve quindi essere respinta in assenza dei necessari presupposti
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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