Pubblico impiego

Sulle inderogabili regole del procedimento disciplinare previste dagli artt. 107 ss. del D.P.R. n. 3 del 1957.

(Tar Campania, Napoli, sez. V, 27 giugno 2012, n. 3074)

«Le censure seconda, terza e quarta, inerendo tutte alla violazione delle regole relative al procedimento disciplinare sancite dagli artt. 107, 110 (seconda censura), 111, 112 (terza censura) e 120 (quarta censura) prescritte dal D.L. vo 10 gennaio 1997, n. 3 possono trattarsi congiuntamente e sono tutte fondate atteso che, in materia di procedimento disciplinare il rispetto delle forme e delle procedure previste dalla legge e dai regolamenti non rappresentano un mero formalismo, ma sono preordinate ad offrire, sul piano sostanziale, all’incolpato le più ampie garanzie in ordine alla possibilità di difesa, dovendo quest’ultimo in ogni momento essere posto in condizione di conoscere gli addebiti posti a suo carico.
In particolare l’art. 107 (“procedimento”) prevede che: <>.
In buona sostanza l’Amministrazione competente, prima di attivare il procedimento disciplinare con la contestazione degli addebiti, effettua una sorta di inchiesta per verificare se sussistano i presupposti per l’instaurazione del predetto procedimento, la cui apertura, tuttavia, qualora tali verificazioni conducano all’incolpazione del dipendente, non deve essere eccessivamente ritardata rispetto ai fatti per i quali vengano mossi gli addebiti.
A sua volta il successivo art. 110 (“Termini per l’espletamento dell’inchiesta”) prevede che: <>.
Appare all’evidenza che con le suddette norme l’ordinamento intende apprestare un sistema in grado di garantire il dipendente dall’eventualità di essere inquisito per addebiti manifestamente infondati, circondando la fase di apertura e di conclusione del procedimento disciplinare che si intende instaurare a suo carico da una serie di cautele e precauzioni, preventivamente, attraverso una verifica della sussistenza dei presupposti per l’instaurazione del predetto procedimento e, successivamente, imponendo la chiusura del procedimento entro un termine perentorio qualora, entro tale termine, non siano emersi elementi di addebito significativi a carico del dipendente medesimo.
Nel caso del ricorrente tali regole cautelari sono state illegittimamente omesse dall’Amministrazione procedente.
Nella terza e quarta censura sono dedotte la violazione degli artt. 111 e 112 del D.P.R. n. 3 del 1957.
In particolare l’art. 111 (“Atti preliminari al giudizio disciplinare”) prevede che: <>.
Il successivo art. 112 fissa le “Modalità per la trattazione orale e per la deliberazione della Commissione di disciplina”.
Nella fattispecie in esame, l’U.S.L. ha violato i suddetti principi, non risultando avere espletato, nel rigoroso rispetto dei termini ivi previsti, gli adempimenti istruttori di cui alla rubricata normativa, comunicando al dipendente incolpato la costituzione della Commissione di disciplina, e, conseguentemente, la data per la trattazione orale del procedimento ed avvisandolo della facoltà <>, per modo che il procedimento disciplinare si è concluso senza che il
[ricorrente] abbia avuto la possibilità di preparare scritti e memorie difensive e di partecipare alla trattazione orale onde svolgere le proprie difese ai sensi degli artt. 111 citato.
Al riguardo la giurisprudenza ha in più occasioni dichiarato l’illegittimità del procedimento disciplinare nel corso del quale vengano omessi gli adempimenti previsti dagli artt. 111 e 112 in quanto ciò costituisce violazione di norma inderogabile a tutela del diritto alla difesa dell’incolpato (Cfr. T.A.R. Campania; Sez. IV, n. 23 del 31.1.1990; T.A.R. Piemonte, Sez. II, n. 51 del 14.2.1987); ed, ancora, in applicazione dei fondamentali principi costituzionali del diritto alla difesa applicabile anche al procedimento disciplinare, qualsiasi provvedimento sanzionatorio, anche se di modesta entità, non può essere legittimamente adottato senza che siano state valutate le controdeduzioni dell’incolpato e senza che sia stata esternata una congrua motivazione (Cfr. T.A.R. Toscana, Sez. I, n. 207 del 18.3.89; n. 1201 dell’11.11.1985).
Nella quarta censura è dedotta la violazione dell’art. 120 del D.P.R. n. 3 del 1957 alla stregua del quale: <>.
La legge qualifica espressamente come perentorio il termine per provvedere con riferimento al procedimento per l’irrogazione di sanzioni disciplinari regolamentate dal D.P.R. n. 3/1957; in tal caso trattasi di un termine riferito non all’atto conclusivo del procedimento, ma agli atti endoprocedimentali di un procedimento a struttura complessa, nel quale trova ampio spazio il contraddittorio con la conseguenza che, al fine di interrompere il termine per la perenzione non è necessario che l’atto di procedura sia uno di quelli che abbia rilevanza esterna, potendosi anche trattare di atto interno (Cfr. C.di S., Sez. IV, 28.4.1981, n.376).
In relazione alla funzione assolta dal termine in questione la giurisprudenza ha recentemente rilevato che: <> (T.A.R. Lazio, Sez. II, 1° marzo 2011, n. 1912).
Nella fattispecie, come è stato possibile accertare, in assenza di costituzione dell’intimata Amministrazione e dalla disamina della documentazione prodotta in giudizio dal ricorrente, l’estinzione del procedimento disciplinare si è di fatto realizzata in quanto dalla data di contestazione alla trasmissione degli atti alla commissione di disciplina risulta intercorso un lasso di tempo certamente superiore ai novanta giorni previsto dalla legge e ciò ha determinato la definitiva estinzione del procedimento disciplinare che illegittimamente è stato perseguito sino all’irrogazione della sanzione.
Conclusivamente, assorbita ogni altra censura, e preso atto che il procedimento disciplinare, nel caso di specie, era stato espletato in violazione delle inderogabili regole ad esso connaturate che, nel rigoroso rispetto del principio del contraddittorio, garantiscono pienamente il diritto di difesa del dipendente incolpato, il ricorso è fondato e, nei limiti di quanto si è andato esponendo, deve essere accolto con il conseguente annullamento del provvedimento impugnato
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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