Edilizia e urbanistica

Per la ristrutturazione edilizia è necessaria la prova dell’esatta consistenza dell’immobile preesistente del quale si chiede la ricostruzione (nella fattispecie, sono stati ritenuti sussistenti elementi sufficienti di certezza circa l’altezza dell’immobile, desunti in via induttiva dalla documentazione prodotta).

(Consiglio di Stato, sez. IV, 17 gennaio 2023, n. 541)

«[L’]applicazione dell’art. 3 d.P.R. 380/2001, nel momento in cui consente con la ristrutturazione il ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza, necessariamente sconta un grado di incertezza nella verifica della reale consistenza atteso che non è presumibile la certezza assoluta della prova; nel caso in questione si tratta di individuare un criterio rigoroso che tenga conto, al contempo, di una serie di elementi quali, da un lato, la ratio della disposizione e dall’altro le condizioni di fatto e l’idoneità dei mezzi di prova sottoposti alla valutazione dell’amministrazione.
[…]
Va preliminarmente rilevato che la ristrutturazione edilizia presuppone, come elemento indispensabile, la preesistenza del fabbricato nella consistenza e con le caratteristiche planivolumetriche ed architettoniche proprie del manufatto che si vuole ricostruire (cfr.Cons. Stato, Sez. IV, 15.9.2006, n. 5375); è necessario cioè che si dimostri oltre l’an anche il quantum ossia l’esatta consistenza dell’immobile preesistente del quale si chiede la ricostruzione.
Occorre, quindi, sia possibile procedere, con un sufficiente grado di certezza, in modo tale da individuare l’immobile da ricostruire nei suoi connotati essenziali, come identità strutturale, in relazione anche alla sua destinazione (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 5.12.2016, n. 5106).
Peraltro, è necessario che si debba avere riferimento alla ragionevole certezza – in considerazione della specificità della fattispecie in esame – in quanto, sulla base di ordinarie cognizioni, è evidente che la parte del tetto di un immobile è quella che, negli anni, è più soggetta a deterioramento in considerazione peraltro della vetustà dell’edificio che, nel caso che ci occupa, si fa risalire almeno al 1798 sulla base degli atti in causa.
Va ancora detto che la norma di riferimento, l’art. 3, comma 1, lett. d) d.P.R. 380/2001, è stata modificata, per la parte di interesse, dall’art. 30, comma 1, lett.a ) del d.l. 21.6.2013, n. 69 convertito, con modificazioni, dalla legge 9.8.2013, n. 98 integrando la formulazione previgente con l’inclusione nella nozione di ristrutturazione degli interventi “volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza”.
La ratio della disposizione è da individuare pertanto nel recupero al territorio ed alla vita sociale di edifici, oggi diroccati, che non svolgono alcuna funzione se non quella negativa di danno al paesaggio ed alla sicurezza pubblica in considerazione, tra l’altro, dello stato precario in cui insistono e dall’assenza di manutenzione; ciò determina il recupero del suolo ed il risparmio del medesimo ma anche una maggiore percezione sociale di zone, anche disabitate e periferiche, ove questi edifici insistono.
Come evidenziato dalla giurisprudenza, rispetto al regime previgente, il concetto di ristrutturazione è stato allargato al caso di edificio che non esiste più, di cui però la consistenza originaria si può ricostruire, evidentemente con un’indagine tecnica, ipotesi precedentemente esclusa (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 3.10.2019, n. 6654).
In ogni caso la prova diversa da quella fotografica – che rimane la più idonea – non può comportare una riduzione della soglia di attendibilità sull’originaria consistenza dell’immobile da ricostruire; e quindi la prova deve essere in ogni caso rigorosa e condurre ad un risultato plausibile e coerente con gli altri valori in gioco, quale quello paesistico come nel caso che ci occupa».

Daniele Majori – Avvocato cassazionista e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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