Beni culturali, Edilizia e urbanistica, Paesaggio

È illegittima la motivazione del parere negativo della Soprintendenza genericamente fondata sul “forte impatto” del manufatto sullo stato dei luoghi.

(Tar Sardegna, sez. II, 1° ottobre 2021, n. 677)

«La motivazione dell’impugnato parere della Soprintendenza è sostanzialmente apparente, limitandosi a considerare il manufatto in sanatoria di “forte impatto” sullo stato dei luoghi senza, però, spiegare per quali concrete ragioni lo stesso risulti incompatibile con i valori (panoramici) tutelati dallo specifico vincolo paesaggistico di zona e senza alcun riferimento al grado di visibilità dalle vedute pubbliche di riferimento.
Ciò rende di per sé illegittima l’impugnata decisione negativa, non essendo sufficiente una “motivazione del diniego fondata su una generica incompatibilità, non potendo l’Amministrazione limitare la sua valutazione al mero riferimento ad un pregiudizio ambientale, utilizzando espressioni vaghe e formule stereotipate. In questo senso l’amministrazione avrebbe dovuto esprimere una valutazione che tenesse conto della presenza in loco di un ben più ampio e impattante edificio residenziale, da tempo regolarmente autorizzato, e non esprimere una generica valutazione sulle opere, peraltro meramente pertinenziali, come se fossero espressione di una prima ed isolata trasformazione del territorio” (così, testualmente, Consiglio di Stato, Sez. VI, 8 aprile 2021, n. 2858, a conferma di una pronuncia adottata in primo grado da questa stessa Sezione, sempre su un parere negativo di compatibilità paesaggistica).
Peraltro la descritta lacuna motivazionale risulta ancora più grave alla luce delle caratteristiche specifiche del caso in esame, relativo a una zona ampiamente antropizzata e interessata da numerosi manufatti analoghi, nonché la sanatoria di una piscina sostanzialmente conforme, in termini di sagoma e di superficie (salvo il lieve abbassamento della quota a valle e la riduzione della superficie su uno dei lati), a precedente progetto già oggetto di parere positivo della stessa Soprintendenza (vedi narrativa), per cui non è dato comprendere con quale percorso logico la stessa abbia diametralmente modificato la propria valutazione, non assumendo alcun rilievo il fatto che l’interessato avesse precedentemente deciso di rimuovere il manufatto e ottenuto il relativo parere favorevole, trattandosi di una scelta individuale suscettibile di successivo ripensamento e, comunque, di un elemento del tutto estraneo ai valori paesaggistici tutelati, cui la valutazione ministeriale deve unicamente rapportarsi».

Daniele Majori – Avvocato cassazionista e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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