Informative antimafia

Informativa antimafia atipica: l’onere di motivazione che – ai sensi dell’art. 10, comma 9, d.P.R. n. 252/1998 – grava sull’Amministrazione (la quale è legittimata a tenere conto delle informazioni ricevute “ai fini delle valutazioni ‘discrezionali’ ammesse dalla legge”) non può essere legittimamente assolto con l’intervenuta adesione ad un protocollo di legalità e con la diretta, mera adesione per relationem al contenuto dell’informativa ricevuta.

(Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, 18 febbraio 2016, n. 41)

«[…] Quanto alle residue censure, appaiono invece da accogliere quelle intese a sottolineare la assenza di congrua motivazione del provvedimento contestato.
Al di là infatti di ogni possibile valutazione in ordine agli elementi posti a fondamento della informativa prefettizia, è certo che l’Amministrazione abbia motivato il proprio provvedimento
[di revoca dell’assegnazione del lotto di terreno precedentemente deliberata in favore dell’appellante] con la propria intervenuta adesione ad un protocollo di legalità e con la diretta mera adesione “per relationem” al contenuto della informativa ricevuta [le informazioni ivi contenute – si legge invero nello stesso – “devono intendersi qui integralmente richiamate per relationem”, in relazione al fatto che la nota che le contiene prospetta “possibili tentativi di infiltrazione mafiosa nella gestione della ditta, a causa, tra l’altro di stretti legami del titolare (…) con persona appartenente all’organizzazione mafiosa”].
Ora, tale mera recezione delle informazioni avute non integra, a giudizio di questo Collegio, l’onere di motivazione che – ai sensi dell’art. 10 comma 9 DPR n. 252/1998 – grava nel caso in esame sull’Amministrazione, la quale è legittimata infatti a tenere conto delle informazioni ricevute “ai fini delle valutazioni ‘discrezionali’ ammesse dalla legge”.
Non può invero ritenersi nella ‘discrezione’ dell’Amministrazione procedente, senza una qualunque esplicitata (e perciò esposta a controllo di congruenza e non manifesta illogicità) valutazione diretta (quella appunto nella sua discrezione), attribuire rilevanza interdittiva a fatti che – per espressa valutazione dell’Autorità preposta (il Prefetto) – non raggiungono la “soglia di rilevanza” richiesta dalla legge allo scopo. Giacché le si attribuirebbe in tal modo un potere di compressione delle libertà personali superiore addirittura a quello – già estremo – consentito all’autorità di Governo in sede di valutazione delle circostanze adducibili ai fini di una difesa “avanzata” (e dunque già essa oltre il crinale delle ordinarie garanzie) dai rischi di infiltrazione mafiosa.
Ciò che non era sembrato “sufficiente” al Prefetto avrebbe potuto sembrarlo all’Amministrazione, ma purché essa ne avesse dato una “propria” argomentata giustificazione.
Di certo non può essere tale il richiamo ai protocolli di legalità sottoscritti, i quali avevano sicuramente autovincolato
[…] l’Amministrazione ad un comportamento di speciale severità. Ma questo lodevole impegno non poteva tuttavia legittimarla (al di là di qualunque formulazione letterale del protocollo) ad attribuire passivamente alle informazioni prefettizie conseguenze che la legge preclude. La mancata autonoma valutazione dei fatti indicati ed il rinvio meramente “per relationem” ad essi implica infatti un insuperabile elemento di contraddizione: fa assumere rilievo “interdittivo” a ciò che è stato appunto considerato privo di quel rilievo (giacché viceversa il Prefetto avrebbe adottato una diversa determinazione). Il che è inammissibile. L’Amministrazione avrebbe ben potuto ritenere insomma – nonostante la diversa valutazione del Prefetto – quei fatti (quegli stessi fatti) rilevanti, ma avrebbe potuto farlo solo attraverso un’esplicita (e perciò controllabile) argomentazione. Il che – nella circostanza – è sicuramente mancato. Non può essere in alcun modo ritenuta una “motivazione” elencare o richiamare fatti – già giudicanti irrilevanti – senza dire “perché” essi debbano invece esserlo ritenuti.
Il fatto per altro che – come la giurisprudenza ha già osservato – la motivazione in questione debba essere “particolarmente intensa” nel caso nel quale l’Amministrazione ritenga di avvalersi delle informazioni in oggetto (quelle insomma di un’informativa cd. atipica) solo quando essa se ne avvalga “per interrompere” un rapporto in essere, lungi dal legittimare una non necessità di motivazione quando si tratti invece di avviare il rapporto, sottolinea al contrario la necessità della stessa. Una motivazione “non intensa”, non è – né potrebbe essere – una “non motivazione”.
Per tali premesse, l’appello va accolto nei limiti di fondatezza indicati
».

Daniele Majori – Avvocato e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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