Concessioni, Demanio, Giurisdizione, Processo amministrativo

Canoni demaniali marittimi: sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo sul contenzioso concernente i provvedimenti di rideterminazione del canone demaniale sulle concessioni marittime, in applicazione dell’art. 1, co. 251, della legge 27 dicembre, 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), qualora non si tratti di mera quantificazione del canone ma di integrale revisione previa ricognizione tecnico-discrezionale del carattere di pertinenze demaniali marittime delle opere realizzate in precedenza dal concessionario, nonché in considerazione dell’inamovibilità o meno delle stesse.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 26 gennaio 2015, n. 336)

«Nella sentenza di primo grado si richiama anzitutto l’art. 133, comma 1, lett. b), cod. proc. amm., per il quale “Sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo:…. b) le controversie aventi ad oggetto atti e provvedimenti relativi a rapporti di concessione di beni pubblici, ad eccezione delle controversie concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi e quelle attribuite ai tribunali delle acque pubbliche e al Tribunale superiore delle acque pubbliche;”.
Si accoglie quindi l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sulla controversia in esame, sollevata dalla resistente Regione
[…] poiché, afferma il primo giudice:
– con il provvedimento regionale impugnato è stato determinato il canone demaniale per il 2012, relativo ad una concessione di demanio marittimo e specchi d’acqua rilasciata alla ricorrente, in applicazione della normativa in materia e, in particolare, dei commi 250 e seguenti dell’art. 1 della legge 27 dicembre, 2006, n. 296 (sulla base di una perizia giurata trasmessa dal concessionario il 25 luglio 2012), applicando l’aumento Istat per l’anno nella misura del 3,75% (fissato con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 1° dicembre 2011, non impugnato);
– la controversia non riguarda perciò scelte discrezionali della Regione ma la contestazione della pretesa patrimoniale relativa alla determinazione e al pagamento del canone in questione, dovuto in relazione alla concessione alla Società ricorrente di una porzione di demanio marittimo.
2. Nell’appello si deduce che la controversia non ha contenuto meramente patrimoniale poiché riguarda l’esercizio di poteri discrezionali valutativi in relazione, specificamente, all’applicabilità al rapporto concessorio in corso (porto turistico), della normativa sopravvenuta e, in particolare, l’art. 1, comma 252, della legge n. 296 del 2006; dovendosi considerare che la ricorrente ha contestato la proprietà demaniale dei beni su cui è stato rideterminato il canone, in quanto non ancora devoluti al demanio per non essere scaduta la prima concessione, coinvolgendo ciò la qualificazione del rapporto concessorio, con la conseguente non automaticità dell’applicazione della normativa poiché da applicare soltanto alle concessioni in corso nelle quali lo Stato sia già proprietario delle opere di facile e di difficile rimozione.
3. L’appello è fondato.
In giurisprudenza è stata affermata la giurisdizione del giudice amministrativo sul contenzioso concernente i provvedimenti di rideterminazione del canone demaniale sulle concessioni marittime, in applicazione dell’art. 1, comma 251, della legge finanziaria 2007 (ritenuto costituzionalmente legittimo da Corte Cost. 22 ottobre 2010, n. 302; da applicare anche, ai sensi del successivo comma 252, per le misure dei canoni sulle concessioni per la realizzazione e gestione di strutture per la nautica da diporto), qualora non si tratti di mera quantificazione del canone ma di integrale revisione previa ricognizione tecnico-discrezionale del carattere di pertinenze demaniali marittime delle opere realizzate in precedenza dal concessionario, nonché in considerazione dell’inamovibilità o meno delle stesse (Cons. Stato: sez. VI, 18 aprile 2011, n. 2371 e giurisprudenza ivi citata).
Nel caso di specie con il ricorso di primo grado non si fa questione soltanto della misura del canone ma è stato specificamente contestato che le opere, di facile o difficile rimozione, realizzate sul suolo demaniale siano in atto di proprietà dello Stato ai fini della determinazione del canone, in quanto tali, si sostiene, soltanto alla scadenza cinquantennale della concessione (punto 2.d) del ricorso di primo grado), ed è stata anche contestata la stessa applicabilità della normativa sopravvenuta alle concessioni in corso (punti 2.b) e 4), e quindi, con ciò, la valutazione tecnico-discrezionale sottesa alla ritenuta applicazione della stessa.
4. Ne consegue che la controversia non è meramente patrimoniale per cui l’appello deve essere accolto, con conseguente annullamento della sentenza impugnata e rinvio al giudice amministrativo di primo grado, ai sensi dell’art. 105, comma 1, cod.proc.amm.
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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