Consiglio di Stato, Corte di cassazione, Giurisdizione

Le Sezioni Unite perimetrano i confini dell’eccesso di potere giurisdizionale ai danni del legislatore e dell’eccesso di potere del giudice amministrativo in relazione alla sfera di merito riservata all’amministrazione.

(Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, 23 dicembre 2014, n. 27341)

Con la sentenza n. 27341/2014, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione – in linea con la propria giurisprudenza più recente – hanno affermato, tra l’altro:
– che l’eccesso di potere giurisdizionale ai danni del legislatore non è configurabile qualora «il Giudice speciale od ordinario individui una regula juris facendo uso dei suoi poteri di rinvenimento della norma applicabile attraverso la consueta attività di interpretazione anche analogica del quadro delle norme»;
– che – con particolare riguardo ai limiti al sindacato delle Sezioni Unite sulle decisioni del Consiglio di Stato – l’eccesso di potere giurisdizionale per invasione della sfera di attribuzioni riservata al legislatore «è figura di rilievo affatto teorico, in quanto – dovendosi ipotizzare che il giudice applichi, non già la norma esistente, ma una norma all’uopo creata – detto eccesso potrebbe ravvisarsi solo a condizione di poter distinguere un’attività di produzione normativa inammissibilmente esercitata dal giudice, da un’attività interpretativa; attività quest’ultima certamente non contenibile in una funzione meramente euristica, ma risolventesi in un’opera creativa della volontà della legge nel caso concreto»;
– che, d’altro canto, l’eccesso di potere del giudice amministrativo nei confronti dell’amministrazione è configurabile «solo quando detto giudice, eccedendo i limiti del riscontro di legittimità del provvedimento impugnato e sconfinando nella sfera del merito riservato all’amministrazione, compia una diretta e concreta valutazione dell’opportunità e convenienza dell’atto, ovvero quando la decisione finale, pur nel rispetto della formula dell’annullamento, esprima la volontà dell’organo giudicante di sostituirsi a quella dell’amministrazione, così esercitando una giurisdizione di merito in situazioni che avrebbero potuto dare ingresso soltanto a una giurisdizione di legittimità (dunque, all’esercizio di poteri cognitivi e non anche esecutivi) o che comunque ad essa non avrebbero potuto dare ingresso»;
– che, tuttavia – per esercitare la propria giurisdizione di legittimità, e quindi valutare gli eventuali sintomi dell’eccesso di potere dai quali un atto amministrativo impugnato potrebbe essere affetto – «il giudice amministrativo non può esimersi dal prendere in considerazione la congruità e la logicità dell’atto in relazione agli interessi perseguiti» e che «[n]eppure quando perciò si tratti – come nella specie – di un atto di alta amministrazione, si può negare al giudice il potere-dovere di vagliarne la conformità alla legge che ne prevede l’adozione»;
– che, del resto, «anche gli atti di alta amministrazione restano soggetti al sindacato giurisdizionale, il quale, peraltro, non è limitato ai soli casi di irragionevolezza della scelta in concreto operata dall’amministrazione, ma è esteso anche all’accertamento della sussistenza dei presupposti previsti dalla legge ovvero alla loro manifesta carenza».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

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