Risarcimento del danno

In caso di annullamento di un atto per vizi formali, che non intaccano sostanzialmente la discrezionalità dell’agire della pubblica amministrazione (nella fattispecie, l’annullamento era stato disposto per omessa comunicazione dell’avvio del procedimento), non c’è spazio per alcun risarcimento del danno, poiché la pretesa alla legittimità (formale) del provvedimento viene adeguatamente ristorata attraverso l’eliminazione del vizio formale stesso e, ciò, tutte le volte che la sentenza non ha deciso nulla in ordine alla spettanza o meno del sottostante bene della vita.

(Tar Basilicata, sez. I, 13 settembre 2014, n. 656)

«Come ha correttamente evidenziato il Comune […], nel costituirsi in giudizio, l’annullamento dell’ordinanza del 05/09/1995, con la quale si è annullato il permesso di costruire, è stato disposto, dalla sentenza di questo Tribunale n. 361/98, sul presupposto dell’accertata mancata comunicazione dell’avviso di avvio del procedimento di cui all’art.7 della L. n. 241/90 e, quindi, in presenza di un vizio meramente formale.
1.2 Si è accertato, altresì, che a seguito di detto provvedimento il ricorrente ha presentato un’istanza di sanatoria che, in quanto tale, prevedeva la demolizione di alcuni manufatti al fine di consentire il rispetto della distanza minima, la cui violazione era stata contestata con l’ordinanza di annullamento della concessione edilizia sopra citata.
2. Occorre preliminarmente ricordare che, in tema di risarcimento del danno conseguente all’annullamento di un provvedimento amministrativo, la giurisprudenza ha affermato in via generale che manca il nesso di causalità tra l’illegittimità dell’atto lesivo ed il danno lamentato allorquando l’Amministrazione conserva integro l’ambito di apprezzamento discrezionale del provvedimento ampliativo richiesto e la possibilità di una legittima diversa determinazione (C.d.S., sez. V, 7 ottobre 2008, n. 4868; 22 aprile 2004, n. 2994).
2.1 Si è, altresì, precisato (C.d.S., sez. IV, 15 luglio 2008, n. 3552) che, in caso di annullamento di un atto per vizi formali, che non intaccano sostanzialmente la discrezionalità dell’agire della pubblica amministrazione, non c’è spazio per alcun risarcimento del danno, poiché la pretesa alla legittimità (formale) del provvedimento viene adeguatamente ristorata attraverso l’eliminazione del vizio formale stesso e, ciò, tutte le volte che la sentenza non ha deciso nulla in ordine alla spettanza o meno del sottostante bene della vita.
2.2 Costituisce, infatti, orientamento consolidato (Cons. Stato Sez. IV, 24-12-2008, n. 6538) che “in caso di annullamento di un atto per vizi formali, i quali sostanzialmente non intaccano la discrezionalità dell’azione della Pubblica Amministrazione, non è ammissibile alcun risarcimento del danno in quanto la pretesa alla legittimità (formale) dell’atto viene adeguatamente ristorata attraverso l’eliminazione del vizio formale dello stesso”.
2.3 Detto orientamento giurisprudenziale ha, infatti, ritenuto necessario distinguere tra un’illegittimità di carattere “sostanziale” e un’illegittimità di natura “formale”.
2.4 Solo nel primo caso, il vizio del provvedimento costituisce titolo per il risarcimento del danno subito dall’interessato, perché risulta comprovata, in modo certo, la “spettanza” del bene della vita fatta valere dal ricorrente e la correlata lesione derivante dal provvedimento illegittimo che, in quella particolare circostanza, contrasta, con i presupposti normativi per la sua adozione con un determinato contenuto.
2.5 Va, in ultimo ricordato che per un altrettanto e costante orientamento giurisprudenziale si è sancito (Cons. Stato Sez. IV, 01-07-2014, n. 3295) che “il Giudice Amministrativo può riconoscere il risarcimento del danno causato al privato dal comportamento inoperoso dell’amministrazione, solo quando sia stata accertata la spettanza del c.d. bene della vita, che costituisce il presupposto indispensabile, in materia di risarcimento degli interessi legittimi di tipo pretensivo, per poter configurare una condanna della stessa al risarcimento del relativo danno (art. 2043 c.c.) (Conferma della sentenza del T.a.r. Campania – Napoli, sez. III, n. 17425/2010)”.
3. Applicando detti principi al caso di specie risulta evidente l’infondatezza della domanda.
Non solo la sentenza n. 361/98 non si è pronunciata sulla spettanza del bene della vita del ricorrente ed ha disposto l’annullamento per un vizio di natura meramente formale, ma ha carattere dirimente constatare che, nel caso di specie, il ricorrente ha effettivamente conseguito, seppur non completamente, il bene della vita cui aspirava e, ciò, a seguito del provvedimento di sanatoria che, in conseguenza delle demolizioni operate, ha assentito l’immobile realizzato.
3.1 Si consideri, inoltre, che con la presentazione dell’istanza di sanatoria lo stesso ricorrente ha, seppur indirettamente, confermato l’esistenza della violazione del rispetto delle distanze minime e, ciò, nel momento in cui ha proposto di procedere alla demolizione di parte del fabbricato al fine di rientrare nel limite minimo dei 10 metri, la cui violazione era a fondamento dell’ordinanza poi annullata da questo Tribunale.
3.2 La necessità di rispettare dette distanze, peraltro, doveva considerarsi nota al momento di presentazione del progetto di permesso di costruire, distanze che comunque sono state rispettate dal ricorrente a seguito della presentazione dell’istanza di sanatoria.
3.3 Ne consegue che l’Amministrazione ha assentito l’istanza di concessione sulla base di un progetto che conteneva una misurazione erronea, circostanza quest’ultima che fa ritenere non integrato il presupposto del comportamento colposo a carico dell’Amministrazione.
3.4 E’ allora evidente che non solo non sussiste un danno risarcibile, in quanto è stato assentito l’unico titolo edilizio assentibile, ma non sussistono neppure (e non potrebbe essere altrimenti) i presupposti tipici per il venire in essere del danno stesso, quale il nesso causale, la colpa e l’ingiustizia del danno
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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