Processo amministrativo, Risarcimento del danno

Se residua la pur sola possibilità di risarcimento per equivalente, il giudice investito dell’azione di annullamento – anche in assenza di una domanda risarcitoria (proponibile ex art. 30, co. 5, c.p.a. sino a centoventi giorni dal passaggio in giudicato della sentenza) – accerta a questi altri fini l’eventuale illegittimità degli atti impugnati.

(Consiglio di Stato, sez. VI, 18 luglio 2014, n. 3848)

«Circa la domanda subordinata di accertamento dell’illegittimità dell’atto impugnato a fini risarcitori […] il Collegio osserva che effettivamente l’art. 34 Cod. proc. amm. prevede l’ipotesi in cui, nel corso del giudizio, l’annullamento del provvedimento impugnato non risulti più utile al ricorrente: in un tal caso il giudice accerta (o può accertare) l’illegittimità dell’atto, se sussistente l’interesse a fini risarcitori.
Si ritiene sussistente l’interesse residuale al risarcimento del danno per lesione di interessi legittimi, sufficiente a sorreggere senz’altro un’azione di annullamento altrimenti improcedibile, per sopravvenuta inefficacia dell’atto impugnato, in quanto solo la ravvisata illegittimità dell’atto, pur autoannullato, e l’accertamento della sua illegittimità ex tunc giustificherebbe il soddisfacimento della pretesa risarcitoria (Cons. Stato, VI, 13 maggio 2011, n. 2914).
L’art. 34, comma 3 Cod. proc. amm., se inibisce l’annullamento di atti che abbiano oramai esaurito i loro effetti o siano stati già annullati nel giudizio, tutela – in presenza dei necessari presupposti – l’interesse all’accertamento dell’illegittimità: sicchè se residua la pur sola possibilità di risarcimento per equivalente, il giudice investito dell’azione di annullamento, anche in assenza di una domanda risarcitoria (proponibile ex art. 30, comma 5, Cod. proc. amm. sino a centoventi giorni dal passaggio in giudicato della sentenza), accerta a questi altri fini l’eventuale illegittimità degli atti impugnati. Manca ormai, invero l’interesse all’annullamento, ma persiste l’interesse all’accertamento ai fini del ristoro del danno patito: e non è dato sottrarre all’interessato la facoltà di domandare giustizia sub specie risarcitoria contro gli effetti ingiustamente dannosi di un atto che gli appare pur sempre, sul piano sostanziale, illegittimo (Cons. Stato, V, 12 maggio 2011, n.2817; cfr. anche Cons. Stato, V, 17 settembre 2008, n. 4414).
Nondimeno nella presente fattispecie l’illegittimità dell’impugnato atto di sanatoria non appare certa né conclamata. Ci si trova in effetti dinanzi a una nuova impugnazione
[…] che pende dinanzi al giudice amministrativo di primo grado.
Pertanto, allo stato, la domanda di risarcimento dei danni va respinta, non risultando dimostrati con certezza gli elementi costitutivi dell’illecito e, in particolare, la definitiva illegittimità dell’atto che farebbe parte della sequenza procedimentale asseritamente scaturita nel fatto illecito
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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