Processo amministrativo

Possono sussistere casi in cui, anche in presenza di silenzio significativo di assenso (ovvero di rigetto), il privato ha evidente necessità di ottenere un titolo autorizzativo espresso, sicché è ammissibile l’azione avverso il silenzio.

(Tar Campania, Salerno, sez. I, 15 luglio 2013, n. 1547)

«Rimane […] da chiarire se, nei casi come quello in esame, in cui il legislatore assegna all’inerzia dell’amministrazione competente a pronunciarsi entro un preciso termine, il significato di accoglimento tacito, residui in capo al richiedente il diritto ad ottenere comunque un provvedimento espresso e, per questo, la possibilità di attivare il rito avverso il silenzio rifiuto, di cui agli artt. 31, comma 1, e 117 cod. proc. amm.
Occorre in altri termini appurare se, anche in presenza di silenzio significativo di assenso ovvero di rigetto, sussista pur sempre l’obbligo dell’amministrazione di pronunciarsi.
Sul punto, la giurisprudenza amministrativa si è mostrata tendenzialmente contraria al ricorso al rito speciale avverso il silenzio nel caso di silenzio significativo (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 12 marzo 2010, n. 1469; T.A.R. Campania, Napoli, sez. VIII, 14 luglio 2011, n. 3849; TAR Sicilia, Catania, sez. I, 20 marzo 2007, n. 475), questo perché la richiesta del privato, unitamente al decorso del tempo, costituiscono una fattispecie a formazione progressiva direttamente qualificata dal legislatore come provvedimento tacito (o meglio implicito) favorevole o sfavorevole, il che esclude giuridicamente l’ipotesi di un silenzio inerte della pubblica amministrazione.
Tuttavia, l’inammissibilità di principio dell’azione ai sensi dei richiamati art. 31, comma 1, e 117 cod. proc. amm., va commisurata anche all’interesse in concreto fatto valere, interesse che, nella dinamica procedimentale, è idoneo ad assurgere ad interesse legittimo qualificato.
Sussistono, infatti, casi in cui il privato ha evidente necessità di ottenere un titolo autorizzativo espresso, del quale non possa discettarsi (come avviene al contrario per il titolo implicito formatosi a seguito di protratta inerzia dell’amministrazione) sulla circostanza se ricorrono o no i presupposti normativi del tacito assenso e quindi se deve o non deve considerarsi esistente un titolo all’esercizio di una determinata attività (Cfr. TAR Sicilia, Catania, I, 20 marzo 2007, n. 482).
Quest’ultima ipotesi si verifica nella fattispecie odierna, ove lo studio radiologico ricorrente ha evidenziato l’esigenza di conseguire un documento formale attestante l’autorizzazione, anche al fine di richiedere ed ottenere finanziamenti da istituti di credito, i quali, notoriamente, esigono l’esibizione di un titolo amministrativo espresso.
Tanto basta, ad avviso del Collegio, per fondare l’obbligo dell’amministrazione di provvedere, stante l’esigenza del ricorrente alla conclusione con atto espresso del procedimento autorizzativo per l’installazione dell’apparecchiatura di risonanza magnetica.
E’ comunque impregiudicato l’esercizio dei poteri successivi di accertamento, di controllo ed, eventualmente, di autotutela da parte della Regione, laddove verifichi che lo studio medico richiedente è carente dei presupposti tecnici per lo svolgimento delle previste attività, anche alla luce dell’evoluzione della normativa applicabile
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista – Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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