Processo amministrativo

Sulla disciplina in materia di intervento adesivo dipendente contenuta nel c.p.a.

(Consiglio di Stato, sez. IV, 6 maggio 2013, n. 2446)

«[R]itiene il Collegio che […] l’intervento ad opponendum spiegato nell’odierno giudizio di appello non sia ammissibile (ciò sebbene le prospettazioni ivi contenute ricalchino, in larga parte, le doglianze già contenute nel mezzo di primo grado ed accolte dal primo giudice, il che priva di effetto pratico, quantomeno avuto riguardo alle tematiche esaminabili dal Collegio l’estromissione dal processo dei detti intervenienti).
Come di recente affermato dalla giurisprudenza di questo Consiglio di Stato “nel processo amministrativo la nuova disciplina introdotta dall’art. 50 CPA (D.Lgs. n. 104/2010) prevede, sul piano strettamente procedurale, che: c) l’atto di intervento è proposto al giudice davanti al quale pende la controversia principale; d) l’atto deve contenere le generalità dell’interventore, le ragioni su cui si fonda, la sottoscrizione della parte, il patrocinio del difensore e la relativa procura (ex artt. 22, comma 2, e 24, CPA); e) l’ intervento è notificato a tutte le altre parti, costituite e non, nel giudizio principale; f) il deposito dell’atto di intervento è sottoposto ad un duplice, inderogabile, limite temporale: a pena di decadenza deve essere depositato nella segreteria del giudice adito entro trenta giorni dalla notificazione e, comunque, non oltre trenta giorni prima dell’udienza fissata per la discussione del ricorso. Ne deriva che la tardività del deposito non è sanabile ex post, per acquiescenza delle controparti, in quanto i termini perentori sono espressivi di un precetto di ordine pubblico processuale essendo posti a presidio del contraddittorio e dell’ordinato lavoro del giudice, a mente del combinato disposto degli artt. 74, comma 1, e 88, comma 2, lett. d), CPA “(Cons. Stato Sez. V, 05-11-2012, n. 5591, ma anche Cons. Stato Sez. V, 22-03-2012, n. 1640).
Si è parimenti fatto risaltare che “la nuova disciplina introdotta dagli artt. 28, co. 2, e 50 d.lgs. n. 104/2010 prevede che chiunque non sia parte necessaria del giudizio principale e non sia decaduto dalle relative azioni (evenienza questa che non concerne l’intervento adesivo dipendente), possa intervenire accettando lo stato e il grado in cui il giudizio si trova. Si stabilisce, inoltre, sul piano strettamente procedurale che: a) l’atto di intervento è proposto al giudice davanti al quale pende la controversia principale; b) l’atto deve contenere le generalità dell’interventore, le ragioni su cui si fonda, la sottoscrizione della parte, il patrocinio del difensore e la relativa procura (ex artt. 22, co. 2, e 24, d.lgs. n. 104 cit.); c) l’intervento è notificato a tutte le altre parti, costituite e non, nel giudizio principale; d) il deposito dell’atto di intervento è sottoposto ad un duplice, inderogabile, limite temporale: a pena di decadenza deve essere depositato nella segreteria del giudice adito entro trenta giorni dalla notificazione e, comunque, non oltre trenta giorni prima dell’udienza fissata per la discussione del ricorso. Né è di ostacolo alla configurabilità dell’ intervento adesivo dipendente la particolare natura del giudizio di ottemperanza all’interno del quale si innesta.(Cons. Stato Sez. IV, 30-11-2010, n. 8363).
La semplice lettura dell’atto di intervento
[…] chiarisce che esso non soddisfa le condizioni enucleate dal citato art. 50 del cpa, in quanto, a tacer d’altro, esso non indica le ragioni sulle quali si fonda.
Né può affermarsi che tale lacuna potrebbe essere integrata dalla successiva memoria depositata dagli intervenienti: quest’ultima effettivamente chiarisce esaustivamente quali siano i presupposti legittimanti posti a fondamento dell’intervento (quelli dei quali si è prima dato sinteticamente conto da parte del Collegio).
Se anche essa si potesse considerare atto integrativo, non è stata notificata alle controparti e non può pertanto valere, se anche fosse stata depositata nei termini previsti dal combinato disposto degli art. 50 e 45 del cpa, ad eterointegrare l’atto di intervento.
In sintesi: l’atto di intervento, seppur tempestivo, è privo dei prescritti requisiti di legge ed incompleto; la memoria, colma dette lacune e potrebbe valere, in via teorica, a superarle (l’atto di intervento non richiede formule sacramentali, e ben potrebbe essere spiegato direttamente in forma di memoria). Senonchè essa non risulta notificata, e pertanto non può produrre il detto effetto sanante.
In accoglimento dell’eccezione proposta dall’appellante
[…] dalla declaratoria di inammissibilità discende la estromissione dal processo dei suddetti interventori».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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