Giustizia amministrativa

Per il Tar Calabria, lungi dal poter applicare l’art. 32 c.p.a., il giudice deve dichiarare inammissibile il ricorso con il quale vengano proposte più domande prive di qualsivoglia profilo di connessione, avendo oggetti completamente diversi ed autonomi.

(Tar Calabria, Catanzaro, sez. I, 25 gennaio 2013, n. 87)

«Parte ricorrente ha proposto, con il ricorso introduttivo, una pluralità di domande diverse. L’actio ad exhibendum ex art. 116 c.p.a., l’azione risarcitoria ad essa connessa per conseguire la compensazione pecuniaria dei danni subiti a causa dell’illegittimo rifiuto di ostensione, nonché la domanda, del tutto autonoma rispetto alla precedenti e soggetta ad un diverso rito speciale, ex art. 117 c.p.a. per far accertare l’illegittimità del silenzio-rifiuto dell’Amministrazione, a fronte della propria richiesta di esercizio di poteri repressivi in materia edilizia e farla condannare a provvedere.
Le domande proposte, insomma, sono del tutto autonome, non presentando alcun profilo di connessione oggettiva, ma solamente soggettiva, e mirando a far conseguire al ricorrente beni della vita completamente diversi: l’ostensione dei documenti richiesti all’Amministrazione, da un lato, e l’adozione di un provvedimento espresso che sanzioni eventuali abusi edilizi, dall’altra.
Ne consegue che, come correttamente rilevato dalla difesa comunale, non può trovare applicazione l’art. 32 c.p.a., in forza del quale “è sempre possibile nello stesso giudizio il cumulo di domande connesse proposte in via principale o incidentale. Se le azioni sono soggette a riti diversi, si applica quello ordinario (…)”.
La norma in esame, infatti, presuppone che le domande proposte nello stesso giudizio siano tra loro connesse e la connessione deve necessariamente essere di tipo oggettivo, come quella intercorrente, nel caso di specie, tra actio ad exhibendum e domanda risarcitoria.
Per contro, la disposizione non può trovare applicazione quando le relative azioni siano prive di qualsivoglia profilo di connessione, avendo oggetti completamente diversi ed autonomi.
In tal caso, lungi dal poter applicare l’art. 32 c.p.a., il giudice deve dichiarare il ricorso inammissibile, in quanto con esso sono state proposte più domande prive di profili di connessione oggettiva. Al giudice, infatti, è precluso scegliere quale tra le due o più domande proposte sia di prevalente interesse per il ricorrente.
Ciò premesso, poiché nel caso in esame, con un unico ricorso, introdotto peraltro nelle forme del rito speciale in materia di accesso, il ricorrente ha proposto anche l’azione ex art. 117 c.p.a. e poiché detta azione è del tutto diversa e autonoma e non presenta alcun profilo di connessione, giuridicamente rilevante, con quella volta a conseguire l’ostensione dei documenti richiesti all’Amministrazione comunale e il risarcimento del danno, ritiene il Collegio di dover dichiarare il ricorso stesso inammissibile
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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