Giustizia amministrativa

Anche la pubblicazione di una sentenza in un differente giudizio, e benché resa inter alios, può costituire occasione per acquisire cognizione di elementi utili per l’introduzione di motivi aggiunti, atteso che il presupposto necessario per formulare motivi aggiunti nel processo amministrativo, ai fini della deduzione di ulteriori vizi di legittimità dell’atto impugnato, consiste nell’ignoranza dei vizi stessi (non imputabile al deducente) al momento della proposizione del ricorso introduttivo.

(Consiglio di Stato, sez. V, 27 aprile 2012, n. 2459)

«Anche prima dell’avvento dell’art. 104, comma 3, CPA, infatti, l’interpretazione giurisprudenziale della disciplina processuale amministrativa ammetteva già la possibilità di formulare motivi aggiunti anche direttamente in grado di appello, allorché si trattasse di far valere dei vizi degli stessi provvedimenti impugnati non noti all’epoca del primo grado, in quanto emersi solo a seguito della conoscenza di nuovi documenti, mentre escludeva tale possibilità allorché i motivi aggiunti proposti direttamente in appello dovessero investire atti amministrativi sopravvenuti in corso di giudizio, non venendo ritenuta applicabile in sede di appello (ma solo nel giudizio di primo grado) la disposizione dell’art. 1, comma 1, l. 21 luglio 2000 n. 205, secondo la quale tutti i provvedimenti adottati in pendenza del giudizio e connessi all’oggetto del ricorso andavano impugnati mediante la proposizione di motivi aggiunti (v. ad es. C.d.S., V, 28 settembre 2007, n. 5024; VI, 4 aprile 2008 n. 1442 e 25 luglio 2006 n. 4648).
La giurisprudenza di questo Consiglio ha già avuto modo di confermare, inoltre, specificamente, proprio l’ammissibilità della proposizione in appello di motivi aggiunti al ricorso incidentale ex art. 104 co. 3 del Codice del processo amministrativo con i quali l’aggiudicatario appellato deduca un nuovo motivo di censura avverso l’ammissione alla gara dell’originario ricorrente, emerso dopo la celebrazione del giudizio di prime cure. In tale evenienza, infatti, non ci si trova in presenza di una “domanda nuova”, ma di un’articolazione della medesima domanda proposta con il ricorso incidentale di primo grado, volta a sostenere che l’appellante principale andava esclusa dalla gara (Consiglio Stato, VI, 12 aprile 2011, n. 2257).
In tal modo, è stato rilevato nell’occasione, si contempera “il tendenziale principio del doppio grado di giudizio con il diritto di difesa dell’art. 24 Cost. (il quale risulterebbe compresso se non si consentisse di sollevare in appello questioni discendenti dalla tardiva scoperta di documenti fondamentali).” Conclusione “coerente con la giurisprudenza antecedente il Codice del processo amministrativo, che afferma che è possibile proporre motivi aggiunti anche in appello, con atto da notificare alle controparti con le stesse modalità di notifica dei ricorsi, se il ricorrente viene tardivamente ed incolpevolmente a conoscenza di atti o fatti precedenti (Cons. Stato, V, 29 aprile 2009, n. 2728, si veda anche Cons. Stato, VI, 1 febbraio 2007, n. 416 e Cons. Stato, VI, 7 agosto 2008, n. 3899) “ (sentenza n. 2257/2011 ult. cit.).
[…] Tanto premesso sull’ammissibilità in termini generali del mezzo, è immediato osservare che l’eccezione ad esso opposta […] non coglie nel segno.
Anche la pubblicazione di una sentenza in un differente giudizio, e benché resa inter alios, può ben costituire occasione per acquisire cognizione di elementi utili per l’introduzione di motivi aggiunti, non esistendo alcuna limitazione in ordine alle possibili fonti di conoscenza dell’esistenza dei vizi nuovi della cui deduzione in giudizio si tratterebbe. Il fatto, in particolare, che non venga in rilievo un documento specificamente attinente alla vicenda oggetto di causa non possiede alcuna rilevanza, una simile limitazione essendo ignota tanto al diritto positivo quanto all’interpretazione giurisprudenziale.
Alla luce di quest’ultima, infatti, il presupposto necessario per formulare motivi aggiunti nel processo amministrativo, ai fini della deduzione di ulteriori vizi di legittimità dell’atto impugnato, consiste nell’ignoranza dei vizi stessi (non imputabile al deducente) al momento della proposizione del ricorso introduttivo. Laddove la sopravvenuta scienza dei medesimi vizi può indifferentemente ricondursi a comportamenti delle controparti, come il deposito di nuovi atti in corso di causa, oppure, appunto, all’emersione, semplicemente aliunde, di fatti o di circostanze nuove e significative, in precedenza non conosciuti né conoscibili (C.d.S., VI, 6 settembre 2010, n. 6473; IV, 15 settembre 2006, n. 5394; V, 6 luglio 2002, n. 3717 e 7 settembre 2001, n. 4682)
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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