Autotutela, Contratti pubblici, Giustizia amministrativa

Il termine di impugnazione di trenta giorni ex art. 120 c.p.a. non si applica al giudizio avverso il provvedimento di annullamento in autotutela che assuma la veste di contrarius actus in termini esclusivamente “formali” ma non “sostanziali”, attesa l’impossibilità dello stesso provvedimento di incidere fattivamente e concretamente sulle modificazioni della situazione reale già intervenute, rimuovendole.

(Tar Lazio, Roma, sez. I Ter, 20 marzo 2012, n. 2683)

«[L]a prescrizione dell’art. 120 in argomento trova la propria ragion d’essere nell’esigenza di garantire celerità in relazione alla definizione di procedure caratterizzate da un particolare interesse pubblico, ossia di procedure che – presupponendo la necessità di sopperire a precise e determinate carenze di beni o servizi – richiedono una pronta definizione di eventuali contenziosi, per porre così prontamente l’Amministrazione nella condizione di poter operare in una situazione di certezza giutridica.
L’art. 120 va, comunque, posto in correlazione con il precedente art. 119 del codice, di disciplina del “rito abbreviato comune a determinate materie”, attesa l’espressa applicabilità di quest’ultimo anche ai “provvedimenti concernenti le procedure di affidamento di lavori pubblici, servizi e forniture”, con conseguente operatività – nel giudizio di primo grado – del termine ordinario di 60 gg., prescritto per la notificazione del ricorso.
In altri termini, sussiste la necessità di definire i confini delle previsioni sopra richiamate e, precipuamente, l’esigenza di chiarire in quale delle due categorie di atti in argomento debba essere ricompreso il provvedimento impugnato.
Prima facie, il Collegio osserva che il provvedimento de quo potrebbe – in verità – ricadere nell’ambito di operatività dell’art. 120 in esame, tenuto conto che trattasi di un provvedimento di autoannullamento, ossia di un contrarius actus incidente sull’esistenza degli atti di gara e sull’aggiudicazione.
Una disamina più approfondita e, comunque, avulsa da profili meramente formali, impone, però, di pervenire ad una diversa conclusione.
Come già accennato, l’art. 120 di cui trattasi risponde all’esigenza di porre in tempi brevi l’Amministrazione – che ha bandito una gara – nella condizione di poter proseguire nel proprio operato – persistendo sulla posizione già assunta ovvero adottando nuove determinazioni – in virtù della pronta definizione dello stato di incertezza che un contenzioso necessariamente determina.
Appare, dunque, evidente che la disposizione in esame è strettamente inerente all’interesse pubblico che connota la procedura di gara, nel senso che va chiaramente riferito ai casi in cui sussista una stretta connessione tra la decisione assunta ed il corretto espletamento della procedura ad evidenza pubblica, posto che solo in relazione a tali casi possono riscontrarsi le esigenze di celerità a fondamento dell’introduzione da parte del legislatore di termini processuali particolarmente stringenti.
Da ciò si trae che la stessa disposizione non può trovare applicazione ove tale stretta connessione non sussista perché venuta inequivocabilmente meno.
In particolare, la disposizione de qua non può trovare applicazione in ipotesi in cui – come quella in esame – risulti che la gara ha totalmente esaurito i suoi effetti o, meglio, i lavori, le forniture ed i servizi sono stati totalmente eseguiti e/o resi, con conseguente venir meno di ogni concreta possibilità per il provvedimento di autoannullamento di svolgere la sua precipua funzione.
Per quanto attiene a tali ipotesi, appare – del resto – evidente che il provvedimento di annullamento in autotutela assume la veste di contrarius actus in termini esclusivamente “formali” ma non “sostanziali”, attesa l’impossibilità dello stesso di incidere fattivamente e concretamente sulle modificazioni della situazione reale già intervenute, rimuovendole
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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