Accesso ai documenti, Accesso civico

Qualora l’istanza sia presentata ad amministrazione diversa da quella nei cui confronti va esercitato il diritto di accesso, essa è dalla stessa amministrazione immediatamente trasmessa a quella competente e di tale trasmissione è data comunicazione all’interessato.

(Tar Umbria, sez. I, 26 maggio 2022, n. 349)

«Il [ricorrente] ha presentato la propria istanza di accesso civico alla Direzione regionale Musei dell’Umbria, organo del Ministero della Cultura così come la Galleria nazionale dell’Umbria (qualificata dall’art. 33, c. 3, del D.P.C.M. n. 169/2019 come ufficio di livello dirigenziale non generale dotato di autonomia speciale) e la Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio dell’Umbria (risultante dall’accorpamento della Soprintendenza per i Beni architettonici e per il paesaggio e per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico dell’Umbria e della Soprintendenza per i beni archeologici dell’Umbria).
Anche a voler ritenere corretto il presupposto in fatto della difesa della parte resistente, e cioè che gli atti di cui si chiede l’ostensione sono stati formati e sono attualmente detenuti dalla Soprintendenza (Archeologia belle arti e paesaggio dell’Umbria), non può non rilevare la circostanza che il ricorrente ha presentato la propria istanza ad un ufficio-organo facente parte della stessa Amministrazione al quale appartiene l’ufficio-organo che ha formato e che detiene il documento.
Costituisce espressione di un principio generale la regola secondo cui, qualora la richiesta sia presentata ad amministrazione diversa da quella nei cui confronti va esercitato il diritto di accesso, essa è dalla stessa amministrazione immediatamente trasmessa a quella competente e di tale trasmissione è data comunicazione all’interessato (cfr. art. 6, c. 2, D.P.R. n. 184/2006, già art. l’art. 4, c. 3, D.P.R. n. 352/1992), regola che vale, a più forte ragione, quando l’istanza sia stata presentata ad ufficio incompetente nell’ambito della stessa pubblica amministrazione (Cons. Stato, sez. V, 23 gennaio 2001, n. 207).
Tale principio deve ritenersi in linea con i precetti costituzionali, con i principi generali dell’ordinamento e con le specifiche previsioni tesi a garantire pubblicità e trasparenza, snellezza, economicità ed efficacia dell’azione amministrativa e nei rapporti fra amministratori ed amministrati (art. 97 Cost. ed art. 1 l. n. 241/1990), sicché, tenuto anche conto del fatto che il cittadino non è tenuto a conoscere perfettamente le regole di riparto interno di competenze tra uffici della stessa amministrazione, «la produzione dell’istanza ad un diverso ufficio può solo giustificare un (breve) ritardo temporale nel provvedere da parte dell’amministrazione in ragione dei tempi di trasmissione dell’istanza all’ufficio competente al rilascio, ma non mai un aggravamento del procedimento imponendosi un onere di riproposizione dell’istanza» (TAR Lazio, Roma, sez. III-bis, 18 aprile 2016, n. 4498)».

Daniele Majori – Avvocato cassazionista e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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