Edilizia e urbanistica

È illegittima l’ordinanza di demolizione di una cd. pergotenda bioclimatica di non rilevanti dimensioni adottata perché il manufatto è stato realizzato senza il preventivo rilascio del permesso di costruire, in quanto si tratta di un’opera che, pur non essendo destinata a soddisfare esigenze precarie, non necessità di titolo abilitativo in considerazione della consistenza, delle caratteristiche costruttive e della sua funzione e, perciò solo, non integra nuova costruzione.

(Tar Campania, Salerno, sez. II, 16 giugno 2022, n. 1710)

«[L’] opera in contestazione è così descritta: “sul terrazzo dell’appartamento […], della superficie di mq. 31,95 circa, è stato realizzato un manufatto che lo stesso [proprietario] ha definito come “pergotenda bioclimatica”…tale manufatto è costituito da una struttura di alluminio (pilastri e travi) con copertura in lamelle di alluminio regolabili ed apribili mediante l’utilizzo di un telecomando. Il predetto manufatto è appoggiato a terra (non si è potuto constatare se la struttura è ancorata al pavimento) e risulta anche appoggiato al muro perimetrale del fabbricato mediante le guide delle vetrate che sono state siliconate lungo la parete. Inoltre ha vetrate scorrevoli “a pacchetto” idonee a chiudere l’intera struttura lungo i lati liberi della stessa. La predetta pergotenda occupa parte del terrazzo esistente, per una superficie di mq. 18,70 circa, rimanendo libera una superficie complessiva di mq. 13,25”;
sul punto, è d’obbligo una premessa ricostruttiva;
com’è noto, per “nuova costruzione” si intende qualsiasi intervento che consista in una trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, attuata attraverso opere di rimodellamento della morfologia del terreno, ovvero costruzioni lato sensu intese, che, indipendentemente dai materiali utilizzati e dal grado di amovibilità, presentino un simultaneo carattere di stabilità fisica e di permanenza temporale, dovendosi con ciò intendere qualunque manufatto che sia fisicamente ancorato al suolo. Il tratto distintivo e qualificante viene, dunque, assunto nell’irreversibilità spazio-temporale dell’intervento. La configurabilità di una pertinenza urbanistico-edilizia richiede, invece, non solo la sussistenza di un rapporto funzionale costituto dal nesso strumentale dell’opera accessoria a quella principale, ma anche un elemento strutturale ovvero una dimensione ridotta e modesta del manufatto rispetto alla cosa in cui esso inerisce; l’esiguità deve essere un elemento ineliminabile, atteso che l’opera non deve creare un carico urbanistico (TAR Napoli, Sez. II, 04.02.2020, n. 535; Cons. Stato, Sez. II, 22 luglio 2019, n. 5130; TAR Roma, Sez. II, 11 luglio 2019, n. 9223; Cons. Stato, Sez.V, 51280 10/11/2017);
ed invero, traslando le coordinate normative nella fattispecie in esame, ne discende che trattasi di una pergotenda, ovvero di un’opera che, pur non essendo destinata a soddisfare esigenze precarie, non necessità di titolo abilitativo in considerazione della consistenza, delle caratteristiche costruttive e della sua funzione (Cons. Stato, Sez. VI, 2206\2019, 4777\2018, 306\2017, 1619\2016); e, perciò solo, non integra nuova costruzione;
la giurisprudenza è chiara sul punto;
una pronuncia del Consiglio di Stato, sez. VI, 14/10/2019, n.6979, così recita: “una struttura leggera destinata ad ospitare pannelli retrattili in materiale plastico non integra tali caratteristiche; l’opera principale non è, infatti, l’intelaiatura in sé, ma la tenda, quale elemento di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici, finalizzata ad una migliore fruizione dello spazio esterno dell’unità abitativa, con la conseguenza che l’intelaiatura medesima si qualifica in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda; quest’ultima, poi, integrata alla struttura portante, non può considerarsi una “nuova costruzione”, anche laddove per ipotesi destinata a rimanere costantemente chiusa, posto che essa è in materiale plastico e retrattile, onde non presenta caratteristiche tali da costituire un organismo edilizio rilevante, comportante trasformazione del territorio; infatti la copertura e la chiusura perimetrale che essa realizza non presentano elementi di fissità, stabilità e permanenza, per il carattere retrattile della tenda e dei pannelli, onde, in ragione della inesistenza di uno spazio chiuso stabilmente configurato, non può parlarsi di organismo edilizio connotantesi per la creazione di nuovo volume o superficie; l’esposta conclusione trova conforto anche nell’allegato al D.M. 2/3/2018 avente ad oggetto il “glossario contenente l’elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222”, il quale, al n. 50, include le pergotende tra gli interventi realizzabili in regime di edilizia libera”;
per quanto premesso, il gravame è accolto».

Daniele Majori – Avvocato cassazionista e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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