Edilizia e urbanistica

La sopraelevazione non è subordinata al consenso da parte degli altri condomini, a meno che non sia compromessa la statica e l’architettura dello stabile e non siano presenti limitazioni alla luce o all’aria del sottostante appartamento.

(Tar Campania, Salerno, sez. II, 7 febbraio 2022, n. 381)

«Contesta […] parte ricorrente la ritenuta necessità di una deliberazione assembleare di autorizzazione dell’intervento, in contrasto con la normativa civilistica in materia e con la giurisprudenza sul tema.
7.1. I rilievi di parte ricorrente sono condivisibili.
L’art. 1127 c.c. prescrive che: “Il proprietario dell’ultimo piano dell’edificio può elevare nuovi piani o nuove fabbriche, salvo che risulti altrimenti dal titolo. La stessa facoltà spetta a chi è proprietario esclusivo del lastrico solare. La sopraelevazione non è ammessa se le condizioni statiche dell’edificio non la consentono. I condomini possono altresì opporsi alla sopraelevazione, se questa pregiudica l’aspetto architettonico dell’edificio ovvero diminuisce notevolmente l’aria o la luce dei piani sottostanti. Chi fa la sopraelevazione deve corrispondere agli altri condomini un’indennità pari al valore attuale dell’area da occuparsi con la nuova fabbrica, diviso per il numero dei piani, ivi compreso quello da edificare, e detratto l’importo della quota a lui spettante. Egli è inoltre tenuto a ricostruire il lastrico solare di cui tutti o parte dei condomini avevano il diritto di usare”.
La nozione di sopraelevazione, oggetto del predetto art. 1127 c.c., trova applicazione nei casi in cui il proprietario dell’ultimo piano dell’edificio condominiale esegua nuovi piani o nuove fabbriche, ovvero trasformi locali preesistenti aumentandone le superfici e le volumetrie.
Per giurisprudenza pacifica, la ratio giustificatrice della norma va ricercata nel fatto che la sopraelevazione sfrutta lo spazio sovrastante l’edificio ed occupa la colonna d’aria su cui esso insiste, per cui l’esercizio di tale diritto non resta subordinato alla prestazione del consenso da parte degli altri condomini, a meno che non sia compromessa la statica e l’architettura dello stabile e non siano presenti limitazioni alla luce o all’aria del sottostante appartamento (ex multis: TAR Brescia n. 341/2018; C. di St. n. 2118/2017; Tribunale Napoli n. 7441/2019; Tribunale Trento 11/7/2017).
La facoltà di sopraelevare, pertanto: spetta ex lege al proprietario dell’ultimo piano dell’edificio (o al proprietario esclusivo del lastrico solare); non necessita di alcun riconoscimento da parte degli altri condomini; può essere preclusa soltanto in forza di un’espressa pattuizione che, in sostanza, costituisca una servitù altius non tollendi a favore degli stessi (T.A.R. Puglia, Lecce, sez, I, 13.02.2020 n. 188; TAR Brescia n. 341/2018; TAR Liguria n. 651/2015; TAR Sardegna n. 224/2013).
Nel caso in esame, da un lato, non risulta sussistere tra i condomini un precedente accordo in senso contrario e, dall’altro, non viene allegato né tantomeno dimostrato – in positivo – da parte del Comune resistente un pregiudizio statico o architettonico».

Daniele Majori – Avvocato cassazionista e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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