Edilizia e urbanistica, Processo amministrativo

Sull’obbligo di provvedere in materia urbanistica.

(Tar Veneto, sez. II, 6 ottobre 2021, n. 1177)

«La giurisprudenza ha tradizionalmente escluso, con riguardo agli atti di pianificazione e programmazione dell’assetto del territorio, la sussistenza di un obbligo di provvedere della P.A., sul rilievo che l’istituto del silenzio “non può trovare applicazione allorquando si sia in presenza di atti a contenuto generale rimessi alla scelta discrezionale dell’Amministrazione e rispetto alla quale non sia configurabile un interesse qualificato del privato tale da poter rivendicare l’esistenza di un obbligo per l’Ente di procedere all’adozione di atti a contenuto pianificatorio” (Cons. Stato Sez. IV, 11-12-2014, n. 6081; T.A.R. Toscana, sez. I – 31/3/2017 n. 499; Consiglio di Stato, sez. IV – 17/12/2018 n. 7090; sez. V – 9/3/2015 n. 1182).
Le scelte di pianificazione generale, poiché vertono in ordine all’esercizio di potestà discrezionali proprie dell’amministrazione (che investono, oltre al “quomodo”, anche l’“an” e il “quando” del provvedere), non sono di norma avviabili su impulso o istanza di parte e non sono coercibili in giudizio mediante il rito del silenzio (cfr., ad esempio, T.A.R. Piemonte, sez. II – 21/11/2019 n. 1160; T.A.R. Sardegna, sez. II – 21/11/2018 n. 985; T.A.R. Lazio Roma, sez. II-bis – 29/5/2020 n. 5723).
Soltanto in casi particolari […] sussiste l’obbligo del Comune di provvedere alla ripianificazione dell’area, quando essa riguardi la destinazione da conferire alle c.d. “zone bianche”, tali divenute a seguito della decadenza di vincoli destinati all’esproprio (si veda ad es. Cassazione civile , sez. I , 18/03/2016 , n. 5443, T.A.R. , Catania , sez. I , 23/10/2014 n. 2837) o quando il privato sollecita la definizione di una pianificazione attuativa, specie quando essa può essere proposta su istanza di parte (v. ad esempio, T.A.R. Lazio, Latina, sez. I, 19/09/2019, n.537; T.A.R. Lazio, Roma, II bis, 17 gennaio 2018, nr. 581; TAR Lazio, Roma, II bis, 20 novembre 2017, nr. 11417; T.A.R. Lazio, Roma, II ter, 24 maggio 2016, nr. 6094; T.A.R. Lazio, Roma, II bis, 14 gennaio 2015, nr. 561). La richiamata giurisprudenza si è formata in contesti nei quali lo strumento urbanistico pone l’obbligo di dettagliare le previsioni generali con la pianificazione attuativa, con ciò legittimando i soggetti titolari di diritti reali su fondi o immobili le cui utilità sono dipendenti dal compimento della pianificazione attuativa stessa a sollecitare l’Amministrazione al compimento degli atti necessari alla pianificazione dell’area. Come osservato da T.A.R. Lazio Roma, sez. II-bis – 29/5/2020 n. 5723 “Dato che trova la propria fonte nella pianificazione generale, non v’è ragione di non considerare coercibile l’obbligo di completare il procedimento di formazione della pianificazione attuativa, quando l’Amministrazione si è determinata d’ufficio ad avviarne l’iter, come accade nel caso di specie ed i proprietari di suoli ricadenti nell’ambito corrispondente ne abbiano sollecitato invano il compimento. In tali casi, gli istanti agiscono per la definizione ed il compimento di un potere all’esercizio del quale l’Amministrazione si è vincolata per effetto sia della previsione generale di piano che dell’avvio della pianificazione attuativa per il tramite della pubblicazione del piano attuativo adottato, con ciò concretizzandosi i presupposti processuali di cui all’art. 31 del c.p.a. (presenza di istanza di parte ed obbligo a provvedere). Del resto, la ragione per la quale viene esclusa la proponibilità dell’azione avverso il silenzio nei casi di pianificazione generale (e cioè che essi soggiacciono ad una determinazione latamente discrezionale della PA, avendo natura normativa) è in tali fattispecie fortemente attenuata in quanto i margini della discrezionalità “politica” dell’Ente si sono in gran parte consumati, essendo stati esercitati “a monte”, in favore di un esercizio del potere che, pur rimanendo discrezionale (nei limiti consentiti dal PRG) nel “quomodo” ovvero nei contenuti, diviene doveroso nell’”an”».

Daniele Majori – Avvocato cassazionista e consulente aziendale

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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