Amministrazione digitale, Processo amministrativo

Trasmissione di atti amministrativi a mezzo PEC ed effetti processuali: il perfezionamento della notifica telematica è disciplinato dall’art. 45, co. 2, d.lgs. n. 82/2005, in vigore dal 20 gennaio 2011 (“Il documento informatico trasmesso per via telematica si intende spedito dal mittente se inviato al proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all’indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore”).

(Tar Campania, Napoli, sez. III, 28 marzo 2014, n. 1875)

«Deve ora il Collegio interrogarsi sul valore giuridico agli effetti processuali delle trasmissioni di atti amministrativi effettuate mediante l’impiego della posta certificata.
Osserva al riguardo che l’impiego di tale mezzo elettronico di comunicazione è contemplato dal d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82, recante il codice dell’amministrazione digitale.
A norma del’art.20 del Codice, dunque, “Il documento informatico da chiunque formato, la memorizzazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici conformi alle regole tecniche di cui all’articolo 71 sono validi e rilevanti agli effetti di legge, ai sensi delle disposizioni del presente codice”.
A sua volta l’art. 45 comma 2 del d.lgs. n. 82/2005, in vigore dal 20 gennaio 2011 e quindi da una data precedente all’adozione e alla trasmissione dell’impugnato decreto di revoca, stabilisce a chiare note che “Il documento informatico trasmesso per via telematica si intende spedito dal mittente se inviato al proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all’indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore”.
Orbene, nel caso all’esame del Collegio è documentata, come sopra illustrato, l’avvenuta spedizione e la relativa consegna, concretata dalla disponibilità del documento all’indirizzo elettronico della
[ricorrente], del messaggio originale con allegato sia il decreto di revoca, che il file contenente l’allegato “daticert.xml”, recante informazioni di dettaglio e di servizio sulla trasmissione.
Il messaggio e l’allegato decreto sono stati dunque resi disponibili all’indirizzo di posta elettronica della
[ricorrente] destinataria, messo a disposizione dal gestore della posta certificata, conseguendone che a norma dell’art. 45, comma 2 sopra riportato del codice dell’amministrazione digitale, deve ritenersi perfezionata la consegna al destinatario del decreto di revoca impugnato.
2.3. A nulla rileva la modalità con la quale il mittente sia venuto in possesso dell’indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario, poiché a siffatta modalità il legislatore non annette alcun valore dirimente e qualificante nel paradigma normativo che definisce il perfezionarsi della conoscenza legale della comunicazione.
Non assume pertanto, contrariamente alla linea difensiva propugnata dal ricorrente, circostanza escludente la delineata acquisita conoscenza legale della comunicazione del provvedimento, il dato che è solo con l’art. 5, comma 3 del d.l. 18.10.2012 n. 179, successivo dunque all’adozione del decreto impugnato, che, mediante l’inserimento dell’art. 6-bis al d.lgs. n. 82/2005, è stato istituito l’Indice Nazionale degli indirizzi p.e.c. ai quali la P.A. può direttamente attingere prescindendo dalla dichiarazione del privato.
Ciò che infatti rileva nella parabola normativa che delinea il perfezionamento della comunicazione, è l’invio in sé del documento all’indirizzo di posta certificata del destinatario messa a disposizione dal gestore, irrilevante essendo la modalità con la quale il mittente sia venuto a conoscenza dell’indirizzo medesimo.
La giurisprudenza amministrativa si è già del resto pronunciata sull’argomento, sia pur su casi settoriali e non nei termini generali qui affrontati, affermando che “La notifica telematica si perfeziona con l’accettazione del messaggio da parte del sistema di posta elettronica certificata del destinatario.” (T.A.R. Toscana, Sez. I, 9/5/2013 n. 745).
Più in dettaglio, in materia di comunicazione dell’aggiudicazione, si è precisato che “La comunicazione dell’aggiudicazione, ai sensi dell’art. 79, d.lg. n. 163 del 2006, che sia effettuata a mezzo di posta elettronica certificata, si intende avvenuta nella data indicata nella ricevuta di avvenuta consegna fornita al mittente dal gestore di posta elettronica certificata utilizzato dal destinatario” e ciò sulla scorta del rilievo, più sopra enucleato dall’art. 45 comma 2 del Codice, che “la disciplina richiamata prevede espressamente che la ricevuta di avvenuta consegna fornisce al mittente la prova che il suo messaggio di posta elettronica certificata è effettivamente pervenuto all’indirizzo elettronico dichiarato dal destinatario e certifica il momento della consegna mediante un testo, leggibile dal mittente, contenente i dati di certificazione” (T.A.R. Lombardia – Milano, Sez. III , 3/12/2013, n.2677).
Del pari ininfluente è la circostanza che il destinatario abbia o meno acceduto alla posta certificata ed abbia effettivamente letto il messaggio e il decreto ad esso allegato.
L’art. 45, comma 2 cit., scolpisce infatti un meccanismo di legale conoscenza del tutto analogo a quello definito per la posta tradizionale dall’art. 8, comma 4 della L. n. 890/1982, secondo il quale la notifica mediante raccomandata postale si considera perfezionata decorsi dieci giorni dall’invio al destinatario dell’atto notificando, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, dell’avviso di avvenuto deposito (c.d. C.A.D.) all’ufficio postale della prima raccomandata inesitata per temporanea assenza del destinatario.
Sul punto la richiamata sentenza ha condivisibilmente precisato infatti che “Il momento in cui il destinatario legge il messaggio è del tutto irrilevante ai fini della conoscenza legale del documento trasmesso; conoscenza che si correla al fatto che il documento sia stato trasmesso secondo le modalità tecniche previste per l’uso della PEC, attestata dalla ricevuta di avvenuta consegna, atteso che la trasmissione così effettuata “è valida agli effetti di legge” (T.A.R. Lombardia Milano, Sez. II, n. 2677/2013 cit.).
2.4. Né, per le medesime ragioni , può assumere rilievo la circostanza che le parti abbiano utilizzato nel procedimento amministrativo culminato con l’adozione dell’impugnato provvedimento di revoca, gli strumenti tradizionali di comunicazione.
Si oppone, infatti, a siffatta pretesa natura escludente sostenuta dalla difesa della ricorrente, la considerazione che il legislatore ha concepito l’impiego della posta elettronica certificata come un favor sia per il privato che per la pubblica amministrazione, istituendo conseguentemente una facultas agendi il cui esercizio non è sottoposto a termini di decadenza o a previe assunzioni di impegno al relativo esercizio, nel senso che sia la pubblica amministrazione che il privato, quand’anche abbiano fino ad un certo momento fatto uso di mezzi tradizionali di comunicazione, possono in qualsiasi momento avvalersi dello strumento semplificato e snello della comunicazione mediante posta elettronica certificata.
Rimarca in chiave di interpretazione storico evolutiva il Collegio che la creazione dello strumento della posta certificata risponde ad istanze di ammodernamento, snellimento e accelerazione delle comunicazioni tra privato e pubblica amministrazione, permeate da una finalità agevolativa delle trasmissioni del pensiero che muove sia nell’interesse dei cittadini che in quello della pubblica amministrazione.
Così come, infatti, per i privati i documenti trasmessi ad una pubblica amministrazione in formato digitale sono validi ed efficaci e soddisfano il requisito della forma scritta e “la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale” (art. 45, comma 1, d.lgs. n. 82/2005), altrettanto deve ritenersi per i documenti inviati da una pubblica amministrazione ad un privato, discendendone che l’avvenuta trasmissione di un atto amministrativo per via digitale ed informatica esime la P.A. dall’effettuare la trasmissione del documento in originale.
2.5. Osterebbe, invero, il principio di uguaglianza tra cittadino e amministrazione radicato nell’art. 3 Cost., alla tesi che vorrebbe vigente un differenziato regime formale tra gli atti trasmessi da privati e quelli formati e/o trasmessi dalla P.A., regime, deteriore per quest’ultima, predicante l’esonero a favore del solo privato ex art. 45, comma 1, d.lgs. cit appena riportato, dell’onere della trasmissione del documento originale già inviato in formato elettronico.
Corollario della ricostruita valenza forale della trasmissione documentale effettuata mediante posta certificata è la sussistenza di un onere di tutti i soggetti dell’ordinamento, sia pubblici che privati, i quali si avvalgano e si dotino dello strumento della posta certificata, di vigilare quotidianamente sulla loro casella di posta elettronica, onde verificare lo stato delle comunicazioni ricevute e prendere effettivamente conoscenza dei messaggi e dei relativi allegati ricevuti.
Ad un’istanza agevolativa, perseguita mediante l’istituzionalizzazione dei sistemi di comunicazione elettronica certificata deve fare da contraltare un canone di autoresponsabilizzazione che impone a chiunque si doti di un indirizzo di p.e.c., di attivarsi a verificare e leggere la posta ricevuta, in ossequio al broccardo cuius commoda eius et incommoda.
2.6. Del resto l’esattezza e il realismo della linea ermeneutica che la Sezione ritiene di dover enunciare con la presente sentenza, rinviene una plausibile cartina di tornasole nella considerazione che è la ricorrente stessa ad affermare in ricorso di non aver mai ricevuto notifica o comunicazione tradizionale del decreto gravato, ragion per cui deve inferirsi che l’unica modalità attraverso la quale essa ha acquisito la conoscenza del provvedimento è data dalla avvenuta sua comunicazione mediante p.e.c.
E la conoscenza legale del documento sottesa all’utilizzo della posta certificata è da individuare nell’avvenuta consegna del messaggio da parte del gestore utilizzato dalla destinataria odierna ricorrente, situandosi nell’area dell’indifferente giuridico l’eventuale diverso e postumo momento in cui la destinataria abbia aperto l’e-mail certificata e letto il relativo contenuto, essendo suo preciso onere, lo si ribadisce, controllare, aprire e leggere tutti i messaggi informatici ricevuti.
Non può, altrimenti detto, la ricorrente, procrastinare a suo uso e consumo il dies perfezionativo della conoscenza onde posporre il termine decadenziale per ricorrere, non avendo oltretutto a tal fine, allegato né documentato cause di forza maggiore che le avrebbero in ipotesi impedito di prendere effettiva conoscenza del messaggio elettronico recante in allegato il decreto gravato in una data successiva alla sua messa a disposizione da parte del gestore di posta certificata.
In definitiva, alla luce delle considerazioni finora svolte il ricorso deve considerarsi irricevibile, avendo avuto la ricorrente conoscenza legale del provvedimento impugnato il 5 aprile 2012 ed avendo invece notificato il gravame, come si evince dal fascicolo proveniente dal T.A.R. Lazio, solo il 12 giugno 2012, laddove il termine decadenziale spirava il 4 giugno 2012
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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