Concorsi pubblici, Giustizia amministrativa, Pubblico impiego, Risarcimento del danno

Il Tar Trentino Alto Adige – Bolzano si pronuncia sulle forme di tutela e sulle diverse voci di danno risarcibili a fronte dello svolgimento di un concorso irregolare, con particolare riferimento ai danni non patrimoniali.

(Tar Trentino Alto Adige, Bolzano, 5 settembre 2012, n. 281)

«La riparazione delle conseguenze dannose di un atto amministrativo illegittimo è garantita dall’ordinamento attraverso due distinte forme di tutela: quella della reintegrazione in forma specifica e quella del risarcimento per equivalente.
Secondo la giurisprudenza amministrativa il rinnovo delle operazioni concorsuali ab initio, a partire dalla nomina della Commissione d’esame, rappresenta una forma di risarcimento in forma specifica della chance di successo, sicchè non spetta il risarcimento del danno per equivalente, ove il rinnovo avvenga in tempo utile a restituire l’opportunità di partecipare ad un concorso legittimamente condotto, consentendo il soddisfacimento diretto e pieno dell’interesse fatto valere.
Ad avviso dell’Amministrazione resistente, pertanto, l’aver bandito nuovamente il concorso per la nomina del direttore dell’ufficio assistenza scolastica e universitaria, invitando la
[ricorrente] a prendervi parte, equivarrebbe alla reintegrazione in forma specifica, quanto meno come opportunità di partecipazione e quindi di vittoria, ed è significativo e va interpretato a sfavore della ricorrente il fatto che la stessa non vi abbia partecipato.
Ebbene, ad avviso di questo Collegio, occorre porre in rilievo alcune circostanze: tra il primo concorso ed il secondo sono intercorsi quasi 11 anni, nel secondo concorso, visto il tempo trascorso, sono mutate le sfere di competenza richieste e dopo undici anni di attività lavorativa all’interno dello stesso ente, mutano le aspirazioni e gli interessi dei dipendenti e cala la motivazione e l’energia per affrontare un concorso.
Un simile quadro delinea una situazione che impedisce nettamente di poter ritenere il
[secondo] concorso bandito […] l’attribuizione in forma reale della possibilità di conseguire il bene della vita e neppure una sorta di premessa ad un eventuale ristoro a mezzo di offerta di chance equivalente, a quella data, col precedente concorso.

[…]

3.2. Il ristoro dei danni è stato richiesto dalla [ricorrente]:
a titolo di mancata promozione;
a titolo di perdita di chance;
a titolo di pregiudizio recato alla reputazione professionale della ricorrente;
a titolo di danno morale, in ragione della difficoltà interiore sofferta a causa della partecipazione ad un concorso irregolare.
3.2.1. Non può invero ravvisarsi nella fattispecie in oggetto il danno da mancata promozione.
La certezza della ricorrente che con una commissione nominata legittimamente il risultato della selezione sarebbe stato a lei favorevole si basa su di un curriculum eccellente di titoli e professionalità, a suo dire non riscontrabile a favore degli altri partecipanti.
Rispetto a tale rappresentazione giova osservare, tra l’altro, che i vari titoli sono stati ottenuti successivamente all’espletamento della procedura, ad eccezione della laurea e non è stata offerta la possibilità di raffrontare la situazione curricolare degli altri tre candidati.
Il risarcimento dei danni a titolo di mancata promozione presuppone la certezza che con una diversa commissione, legittimamente nominata, la ricorrente avrebbe ottenuto il bene della vita cui aspirava. Invero alcuna prova in tal senso è stata fornita in giudizio e l’alea che caratterizza ogni concorso la rende, peraltro, pressoché impossibile.
3.2.2. La ricorrente ha sofferto la lesione dell’interesse legittimo al corretto svolgimento della procedura concorsuale, interesse di carattere pretensivo rispetto al conseguimento dell’utilità finale della nomina a direttore dell’ufficio scolastico e universitario, o quanto meno dell’inserimento nell’albo degli aspiranti dirigenti, sezione B, la cui lesione potrebbe comportare un danno da perdita di chance.
Per il riconoscimento di tale danno la ricorrente aveva l’onere di provare, anche facendo ricorso a presunzioni e al calcolo delle probabilità, la possibilità che avrebbe avuto di conseguire l’inquadramento sperato. Valgono sul punto le stesse considerazioni già svolte sul fatto che i titoli e le capacità professionali, come emergono dal curriculum prodotto in giudizio, sono state acquisite successivamente al 1996, ad eccezione della laurea e, rispetto al calcolo delle probabilità, occorre rilevare che la
[ricorrente] avrebbe avuto al massimo il 25 % di probabilità di riuscita, visto che i candidati rimasti in gara erano quattro.
Ebbene, in materia di concorso pubblico, quando venga richiesto il risarcimento del danno in relazione alla perdita di chance, la lesione della concreta possibilità di ottenere un risultato favorevole presuppone che sussista una probabilità di successo almeno superiore al 50 %, in quanto, diversamente diverrebbero risarcibili anche mere possibilità di successo, statisticamente non significative (cfr. TAR Liguria, 11.4.2008, n. 549; in termini: TAR Lombardia – Brescia 15.10.10, n. 4044).
Le chances individuali di superamento di un concorso, poi, “sfuggono per loro natura ad un rigoroso apprezzamento su un piano oggettivo” (cfr, anche se in diversa ipotesi, CdS, sez. V 24.3.2011, n. 1796), per cui, in mancanza di altri elementi, anche presuntivi, che non sono stati forniti, il Collegio non ritiene di poter addivenire alla definizione di una chance puramente ipotetica e quindi non quantificabile.
3.2.3. L’impossibilità di riconoscere il danno da mancata promozione e da perdita di chance determina pure logicamente il rigetto della domanda di danno per il pregiudizio recato alla reputazione professionale della
[ricorrente].
3.2.4. Ritiene il Collegio che la pretesa della ricorrente possa accogliersi solamente a titolo di liquidazione di danni non patrimoniali, nell’accezione di seguito esplicitata.
Come ben argomentato nella sentenza del TAR Liguria, 1.7.2010, n. 5498, “la giurisprudenza è da tempo pervenuta ad una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 cod. civ., tesa a ricomprendere nell’astratta previsione della norma ogni danno di natura non patrimoniale derivante dalla lesione di valori inerenti alla persona.”
Giova rilevare che, enucleando il danno morale dall’ambito del danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 c.c., la giurisprudenza ha riconosciuto che tale pregiudizio consistente nel negativo stato interiore patito per effetto dell’evento lesivo contra ius, può essere riconosciuto anche in relazione all’ingiusto patimento interiore ricollegato alla lesione di valori primari della persona che in quanto tali non possono non essere risarciti, anche se non sussistono risvolti penalistici (cfr. TAR Lazio, Roma, 5.1.2011, n. 40 e sent. citata Tribunale CEE, II, 12.9.2007; ancora TAR Genova 1.7.2010, n. 5498 e Cass. Civ., Sez. Lav., 10.2.2010, n. 3023).
Ora, nel caso di specie, la lesione morale per frustrazione dell’aspettativa di partecipazione, quale che ne sia l’esito, ad una procedura concorsuale per l’accesso a posti di pubblico impiego pienamente legittima, coinvolge posizioni comunque attinenti al diritto al lavoro e alla piena esplicazione della persona in pubbliche procedure concorsuali, implicando quindi valori di rilievo costituzionale.
In conclusione, alla luce delle argomentazioni sin qui svolte, va riconosciuto alla [ricorrente] il ristoro dei danni subiti a titolo di danno morale patito in ragione della sofferenza psicologica e della frustrazione insita nell’aver partecipato ad un concorso irregolare ed alle successive vicende intercorse nel tentativo di ottenere giustizia.
4. Rimane da esaminare la sussistenza della responsabilità della pa e del nesso causale tra i provvedimenti illegittimi ed il danno lamentato (e riconoscibile).
L’illegittimità della procedura concorsuale del 1996 è stata acclarata con la sentenza di questo Tribunale, passata in giudicato.
Per costante giurisprudenza amministrativa all’accertamento dell’illegittimità di un provvedimento non consegue automaticamente la responsabilità della pa, essendo in ogni caso necessaria la verifica circa la sussistenza dell’elemento soggettivo in capo all’amministrazione.
Nella vicenda che ci occupa si rinviene la responsabilità a titolo di colpa grave della Provincia, che ha negato lo svolgimento di una procedura concorsuale corretta ed imparziale, con la manifesta violazione di norme essenziali, in particolare considerato che la nomina di un presidente di commissione chiaramente incompatibile viola i principi di trasparenza ed imparzialità posti a presidio della correttezza delle selezioni pubbliche e quindi l’art. 97 della Costituzione.
E non può porsi in dubbio che il danno subito dalla ricorrente consegua direttamente dai provvedimenti illegittimi posti in atto dalla Provincia.
5. Per la liquidazione del danno ad avviso del Collegio si può procedere in via equitativa, ai sensi degli artt. 1226 e 2056 c.c., considerata la natura del danno subito e riconoscibile.
Pertanto, valutata la documentazione agli atti, esaminato l’evolversi della vicenda e tenuto conto di ogni profilo rilevante, ritiene il Collegio che il danno vada liquidato nell’importo complessivo di euro 6000,00.
6. Alla stregua delle suesposte considerazioni il ricorso va accolto parzialmente, solo con riferimento al danno morale, come sopra inquadrato, con conseguente condanna dell’amministrazione resistente al risarcimento dello stesso, come sopra liquidato
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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