Giustizia amministrativa

Sulla differenza tra la cessazione della materia del contendere e la sopravvenuta carenza di interesse al ricorso, in relazione alla diversa soddisfazione dell’interesse leso.

(Consiglio di Stato, sez. IV, 18 luglio 2012, n. 4193)

«Il ricorso può essere dichiarato improcedibile per cessata materia del contendere.
Questa figura, direttamente regolamentata dal legislatore con la norma di cui all’art. 23 comma 7 della legge 1034 del 1971 ed ora inserita nell’art. 35 del codice del processo amministrativo, è accomunata a quella limitrofa della sopravvenuta carenza di interesse, di stretta elaborazione giurisprudenziale, per la disciplina, che determina in entrambi i casi l’improcedibilità del ricorso, e per la tipologia di fatto di origine, che è sempre un ulteriore provvedimento della pubblica amministrazione che interviene nel rapporto in contestazione. Tuttavia le due figure si differenziano tra loro nettamente per la diversa soddisfazione dell’interesse leso. La sopravvenuta carenza di interesse, infatti, opera solo quando il nuovo provvedimento non soddisfa integralmente il ricorrente, determinando una nuova valutazione dell’assetto del rapporto tra la pubblica amministrazione e l’amministrato; al contrario, la cessazione della materia del contendere si determina quando l’operato successivo della parte pubblica si rivela integralmente satisfattivo dell’interesse azionato.
Per quanto attiene invece la vicenda in esame, non può che evidenziarsi come i provvedimenti ulteriormente intercorsi tra la pubblica amministrazione ed il ricorrente abbiano dato luogo all’integrale soddisfazione dell’interesse azionato, atteso che, nella nota
[…] acquisita agli atti, si legge che la vicenda è stata transattivamente risolta tra le parti, con un accordo di programmazione urbanistica recepito con delibera consiliare […].
Venendo soddisfatta la pretesa della parte ricorrente, può ben dichiararsi la cessazione della materia del contendere, con consequenziale annullamento senza rinvio per improcedibilità della sentenza di primo grado
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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