Giustizia amministrativa

Il Tar Lazio conferma l’orientamento giurisprudenziale che nega l’applicazione della penalità di mora (o ‘astreinte’) nell’ipotesi in cui l’esecuzione del giudicato consista nel pagamento di una somma di denaro.

(Tar Lazio, Roma, sez. I, 18 maggio 2012, n. 4479)

«Per quanto concerne la domanda di assegnazione di ulteriori somme, ex art. 114 c.p.a., IV comma, lett. e), è noto che, mediante tale disposizione è stato introdotto nel processo amministrativo l’istituto della“penalità di mora” (o astreinte, per affinità con l’istituto regolato dall’art. 911 del Code de justice administrative francese), utilizzando l’art. 614 bis c.p.c. – esso pure di recente introduzione, essendo stato inserito dall’art. 49, comma 1, della l. 18 giugno 2009, n. 69 – per cui, in tema di attuazione degli obblighi di fare infungibile o di non fare, “con il provvedimento di condanna il giudice, salvo che ciò sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento. Il provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza”; lo stesso art. 614 bis specifica poi, al II comma, che “il giudice determina l’ammontare della somma di cui al primo comma tenuto conto del valore della controversia, della natura della prestazione, del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza utile”.
4.2. Un primo sommario raffronto tra l’art. 614 bis c.p.c. e l’art. 114, IV comma, lett.e) c.p.a., ne esclude peraltro la piena identità di contenuto e scopo, a partire dalla loro portata applicativa.
Invero, mentre l’art. 614 bis c.p.c. si riferisce univocamente all’inadempimento degli obblighi di fare infungibili o di non fare, la norma di cui all’art. 114 non reca testualmente alcuna limitazione ad una particolare categoria di provvedimenti decisori: fermo, naturalmente, che si deve trattare di pronunce le quali richiedono un’attività esecutiva, ovvero che comunque contengano un comando, positivo o negativo, che deve essere osservato anche nel futuro.
D’altra parte, non va dimenticato che, in prevalenza, l’Amministrazione deve eseguire provvedimenti giurisdizionali i quali impongono obblighi di facere (emissione di provvedimenti, attività materiali) almeno di regola fungibili, giacché essa opera attraverso persone fisiche, di norma avvicendabili, ovvero attraverso la sostituzione di un ufficio o di un Ente all’altro, fino al commissario ad acta.
4.3.1. È dunque evidente il diverso ambito applicativo della sanzione de qua nel processo civile ed in quello amministrativo; nondimeno, possono esserne individuati alcuni profili comuni, a partire dalla previsione contenuta nell’art. 614 bis, II comma, c.p.c., da cui vengono fissati i criteri per la determinazione della somma dovuta tra cui, come già visto, è bensì incluso il “danno quantificato e prevedibile”, cui s’aggiungono il “valore della controversia”, la “natura della prestazione” ed “ogni altra circostanza utile”.
4.3.2. Si tratta per vero di criteri che, nel complesso, sono affatto estranei ad una finalità risarcitoria, sicché non pare revocabile in dubbio la natura sanzionatoria dell’istituto, finalizzato a punire la disobbedienza alla statuizione giudiziaria e a stimolare il debitore all’adempimento, affinché la condotta di quest’ultimo si conformi al diritto (conf. C.d.S., V, 20 dicembre 2011, n. 6688); né vi sono elementi, i quali inducano a supporre che le due astreintes, civile ed amministrativa, possano avere natura diversa, l’una sanzionatoria e l’altra risarcitoria.
4.3.3. Va comunque soggiunto, ove residuassero dubbi sul punto, che l’art. 112, III comma c.p.a., attribuisce al ricorrente la facoltà di proporre la domanda risarcitoria nel giudizio di ottemperanza per i danni derivanti dalla mancata esecuzione, violazione od elusione del giudicato nonché la proposizione della connessa domanda risarcitoria di cui all’art. 30, V comma c.p.a.: sicché con tale disposizione non si concilierebbe la previsione di un ulteriore istituto risarcitorio, che si sovrapporrebbe e duplicherebbe il primo.
4.4.1. Ciò posto, è da osservare che, sin dalle prime applicazioni del citato art. 114, si va formando un orientamento giurisprudenziale, il quale nega l’applicazione della penalità di mora nell’ipotesi in cui l’esecuzione del giudicato consista nel pagamento di una somma di denaro (così T.A.R. Lazio, Roma, sez. II quater 31 gennaio 2012, n. 1080).
Tale soluzione fa riferimento all’inciso, contenuto nell’art. 114, c.p.a., per cui la sanzione de qua si applica “salvo che ciò sia manifestamente iniquo”, “e se non sussistono ragioni ostative”: proprio facendo leva sulla “manifesta iniquità”, si afferma come l’obbligo, oggetto di domanda giudiziale di adempimento, è esso stesso di natura pecuniaria, e, in caso di ritardo nel suo adempimento, è già assistito per legge dall’obbligo accessorio degli interessi legali.
5.1. Orbene, ritiene il Collegio di confermare tale orientamento, rinviando per ulteriori puntualizzazioni, alla sentenza 29 dicembre 2011, n. 10305, di questa Sezione: interpretazione più convincente, allo stato, della diversa ricostruzione dell’istituto, per cui la somma stabilita a titolo di penalità di mora non andrebbe corrisposta al ricorrente-creditore, poiché ciò non è affatto previsto dalla disposizione, la quale si limita a stabilire che il giudice la fissa su richiesta di parte, senza nulla aggiungere sul beneficiario. Trattandosi di sanzione pecuniaria (l’inosservanza della sentenza –a fortiori di quella divenuta irrevocabile – costituisce un vulnus per l’ordinamento giuridico, attentando ai principi di pienezza ed effettività della tutela giurisdizionale amministrativa), si applicherebbe invece l’art. 15 delle norme di attuazione del c.p.a., intitolato alla devoluzione del gettito delle sanzioni pecuniarie, e secondo il quale il gettito delle sanzioni pecuniarie previste dal codice è versato al bilancio dello Stato: il creditore-ricorrente si avvantaggerebbe comunque, sia pure indirettamente, della penale, destinata ad esercitare pressione sull’Amministrazione inadempiente, affinché questa dia esecuzione alla sentenza
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

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