Autotutela, Giustizia amministrativa, Procedimento amministrativo, Risarcimento del danno

L’obbligo di provvedere sulle istanze in autotutela è incoercibile.

(Tar Campania, Napoli, sez. I, 25 luglio 2011, n. 3989)

Il ricorrente, usufruttuario di una quota significativa di una casa di cura provvisoriamente accreditata con il S.S.N., esponeva di aver in atto un complesso contenzioso con la direzione manageriale della casa di cura, sfociato anche in iniziative giudiziarie di carattere penale, volto ad evidenziare presso le competenti autorità il mancato possesso, in capo alla struttura, dei requisiti minimi prescritti dalla normativa regionale per l’esercizio dell’attività sanitaria.
Aggiungeva che, ciò nonostante, l’ASL aveva espresso parere favorevole al rilascio dell’autorizzazione sanitaria all’esercizio in quanto, dalla documentazione esibita, emergeva che la casa di cura era fornita dei requisiti previsti dalle rilevanti delibere di Giunta Regionale.
Successivamente l’Amministrazione comunale, acquisito il suddetto parere, con provvedimento dirigenziale autorizzava la casa di cura all’esercizio dell’attività sanitaria specialistica di neuropsichiatria in regime di ricovero ospedaliero a ciclo continuativo e diurno.
Il ricorrente, ritenuto sulla scorta di apposita documentazione che detta casa di cura, a differenza di quanto risultante dalla succitata autorizzazione, operasse in una struttura priva dei requisiti strutturali minimi in materia sanitaria, con atto di diffida chiedeva alla Regione di provvedere all’annullamento e/o alla revoca dell’accreditamento provvisorio della stessa casa di cura.
Infine, con ricorso al Tar Campania, il suindicato usufruttuario chiedeva che fosse pronunciata l’illegittimità del silenzio rifiuto serbato sull’atto di diffida di cui sopra, e che si procedesse all’accertamento della fondatezza dell’istanza ed al risarcimento del danno da ritardo.
Il Tar riteneva però inammissibile il ricorso, per insussistenza dell’obbligo di provvedere.
Infatti, «[i]l Collegio rileva che il ricorrente, attraverso l’odierno mezzo, tende surrettiziamente a provocare il riesame in autotutela dell’autorizzazione sanitaria rilasciata il 18 giugno 2009 in favore della casa di cura in questione, essendo questo il provvedimento nei cui confronti si dirigono in realtà le sue contestazioni. D’altronde, ogni decisione negativa dell’amministrazione regionale in ordine al mantenimento del regime di accreditamento provvisorio non potrebbe non presupporre il riesame di detto provvedimento in senso sfavorevole alla casa di cura, essendo stata dedotta la mancanza dei requisiti minimi per l’esercizio dell’attività sanitaria, sulla cui sussistenza si esprime l’autorità comunale all’esito del parere della competente azienda sanitaria.
Ne discende che oggetto effettivo del ricorso è il silenzio rifiuto maturato sull’istanza di annullamento e/o revoca in autotutela dell’autorizzazione sanitaria.
Orbene, si osserva che, a prescindere dal mancato coinvolgimento (anche in giudizio) dell’amministrazione comunale e dell’azienda sanitaria, non sussiste alcun obbligo per l’amministrazione di pronunciarsi su un’istanza volta ad ottenere un provvedimento in via di autotutela, non essendo coercibile dall’esterno l’attivazione del procedimento di riesame della legittimità dell’atto amministrativo mediante l’istituto del silenzio rifiuto e lo strumento di tutela oggi offerto dall’art. 117 c.p.a.; infatti, il potere di autotutela si esercita discrezionalmente d’ufficio e non su istanza di parte e, pertanto, sulle eventuali istanze di parte, aventi valore di mera sollecitazione, non c’è alcun obbligo giuridico di provvedere (giurisprudenza consolidata: cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 6 luglio 2010 n. 4308; TAR Lazio Latina Sez. I, 23 marzo 2011 n. 282; TAR Campania Napoli, Sez. III, 1° marzo 2011 n. 1260; TAR Puglia Lecce, Sez. I, 24 febbraio 2011 n. 368; TAR Lazio Roma, Sez. II, 4 febbraio 2011 n. 1073; TAR Marche, Sez. I, 8 novembre 2010 n. 3373; TAR Puglia Bari, Sez. II, 14 dicembre 2006 n. 4348; TAR Lombardia Milano, Sez. II, 24 marzo 2005 n. 702).
Infatti, la pubblica amministrazione non ha l’obbligo di pronunciarsi sull’istanza del singolo finalizzata all’adozione di un provvedimento di annullamento d’ufficio e/o di revoca di un precedente atto, attesa l’ampia discrezionalità che connota l’esercizio del potere di autotutela, secondo un ormai diffuso principio giurisprudenziale (cfr. TAR Puglia Bari, Sez. II, 14 gennaio 2009 n. 31; TAR Lazio Roma, Sez. II, 6 novembre 2006 n. 11811).
Inoltre, essendo pacifico che l’autorizzazione sanitaria rilasciata alla casa di cura è rimasta inoppugnata, l’eventuale declaratoria di illegittimità del silenzio rifiuto sulla relativa istanza di riesame potrebbe configurarsi come strumento elusivo della norma che dispone la perentorietà dei termini per proporre ricorso giurisdizionale (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 28 marzo 2007 n. 1427; TAR Lombardia Milano, Sez. IV, 17 luglio 2006 n. 1818).
Comunque, valgono le stesse considerazioni anche laddove si ritenga, per ipotesi, che oggetto dell’odierno ricorso è l’istanza di riesame dell’accreditamento provvisorio regionale, dal momento che tale atto è strettamente conseguente all’autorizzazione sanitaria comunale.
2.1 Né si può ritenere, come argomentato dalla difesa attorea, che l’obbligo di provvedere sull’istanza di riesame di un atto amministrativo possa trovare sostegno nel dovere di correttezza e di buona amministrazione della parte pubblica, ossia in situazioni ulteriori non tipizzate nelle quali ragioni di giustizia e di equità impongono l’adozione di un provvedimento, giacché la giurisprudenza, con condivisibile orientamento, esclude che l’istanza di riesame possa essere inquadrata in una di tali fattispecie atipiche attesa la generale inconfigurabilità di un obbligo di riesame; difatti, tale obbligo comprometterebbe le ragioni di certezza delle situazioni giuridiche e di efficienza gestionale che sono il sostrato dell’agire autoritativo della pubblica amministrazione e della inoppugnabilità dopo il termine di decadenza dei relativi atti (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 11 maggio 2007 n. 2318, citata dallo stesso ricorrente).
2.2 Analogo discorso può essere fatto per la connessa domanda risarcitoria, che non trova appiglio su alcun obbligo giuridico di provvedere
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte:www.giustizia-amministrativa.it

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Categorie

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Annunci