Ambiente, Atto amministrativo, Procedimento amministrativo

La revoca delle autorizzazioni all’emissione in atmosfera già assentite è un provvedimento di secondo grado che, in quanto incidente su posizioni giuridiche consolidate, necessita della partecipazione dell’interessato al relativo procedimento.

(Tar Sicilia, Palermo, sez. I, 21 luglio 2011, n. 1443)

La società ricorrente impugnava il provvedimento dell’Amministrazione regionale di revoca dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera, nonché il conseguente provvedimento dell’Amministrazione provinciale di divieto di prosecuzione dell’attività di recupero dei rifiuti con annesso ordine di cessazione dell’impianto.
Tra le diverse censure proposte con il ricorso principale, il Tar riteneva fondati ed assorbenti i profili della violazione del difetto di comunicazione di avvio del procedimento e del difetto di motivazione delle ragioni di prevalenza dell’interesse pubblico sull’affidamento ingenerato nella ricorrente, in base alla seguente motivazione: «La revoca delle autorizzazioni già assentite alla ricorrente, ed in particolare di quella alle emissioni in atmosfera, è un provvedimento di secondo grado che in quanto incidente su posizioni giuridiche consolidate necessita della partecipazione dell’interessato al relativo procedimento (ex multis: T.A.R. Lombardia Milano, Sez. IV, 17/05/2010, n. 1530; T.A.R. Lombardia Milano, Sez. IV, 3.3.2010 n. 532; T.A.R. Lazio Roma, Sez. II, 01/03/2010, n. 3179; Consiglio Stato, Sez. VI, 04/02/2010, n. 520).
Non può condividersi l’eccezione di inutilità della comunicazione in questione in ragione di una ritenuta natura vincolata degli atti adottati, a fronte di una presunta lesione del superiore interesse ambientale della P.A., sia perché il provvedimento di revoca alle emissioni in atmosfera (rispetto al quale il provvedimento di divieto di prosecuzione dell’attività è meramente conseguente ed esso sì vincolato) risulta in realtà fondato sulla diversa circostanza della mancata compatibilità urbanistica del sito ove si svolgeva l’attività della ricorrente, sia perché la violazione delle norme ambientali risulta meramente accennata nel corpo del provvedimento, non meglio specificata ed oggetto di contestazione da parte della ricorrente, sì che deve ritenersi che la stessa avesse il diritto procedimentale di apportare sul punto eventuali chiarimenti in fatto utili alla migliore ricostruzione della situazione materiale ed alla successiva ponderazione degli interessi in gioco.
Né il vizio in parola può ritenersi sanato ex art. 21 octies L. 241/90, proprio perché non vi è la prova che il provvedimento adottato, in presenza di un apporto procedimentale della ricorrente, avrebbe avuto il medesimo contenuto dispositivo, specie in considerazione del fatto che, trattandosi di un provvedimento di revoca, la P.A. avrebbe dovuto ponderare il contrapposto affidamento ingenerato in capo alla Euroscavi con l’interesse pubblicistico alla rimozione del provvedimento ampliativo in assenza della compatibilità urbanistica del sito
».

Daniele Majori – Avvocato Amministrativista in Roma

Fonte: http://www.giustizia-amministrativa.it

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